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Alto Aniene, un futuro per il fiume: a Jenne gli interventi di Matteo Fontana e Elio Filzi

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JENNE  – Proseguiamo il percorso dedicato al tema: “Alto Aniene “un futuro per il fiume, un fiume per il futuro” con l’interessante convegno dello scorso 30 maggio a Jenne:

L’esperienza della ZPC del Simbrivio”, questo il titolo per il terzo intervento nel dibattito affidato a Matteo Fontana, Presidente Associazione Pescatori di Vallepietra (ENALCACCIA, Pesca e Tiro- Circoscrizione di Vallepietra)

<<Ringrazio il Presidente del Club di Pesca Sportiva di Jenne, con cui collaboriamo, assieme agli amici di Trevi, compreso l’amico Francesco Graziani, oggi diventato Sindaco, e con i quali abbiamo lo stesso obiettivo per il nostro bacino e le sue splendide creature, per l’opportunità che mi è data di essere qui a riportare la nostra esperienza per la ZPC del Simbrivio. Noi crediamo fortemente nella capacità delle Riserve, se gestite con regolamento appropriato, di tutelare il fiume e le popolazioni ittiche e di attirare turismo alieutico, pescatori coscienziosi che anche con la sola presenza contribuiscono al controllo stesso della Riserva.

Certo ci sono delle criticità, soprattutto per il torrente Simbrivio dove la portata d’acqua è un problema, soprattutto nei mesi estivi ed è un problema che quindi va affrontato, come va affrontato il problema dei controlli che noi pescatori portiamo avanti e che può e deve essere sostenuto anche dalle Guardie del Parco che, devo dire la verità, stanno dialogando con noi sempre più frequentemente. Portare avanti una Riserva è impegnativo, ma lo si fa con grande entusiasmo e passione da parte nostra come da parte nostra c’è massima disponibilità a collaborare con il Parco e con la Regione o con chiunque voglia avviare, come sembrerebbe, una progettualità sui campionamenti genetici delle nostre trote, di cui sono stato alfiere, e su tante altre iniziative che sono parte integrante di una Riserva per organizzata e ben gestita. Quello che chiediamo con gli amici di Jenne e di Trevi quindi è di esser ascoltati, per l’esperienza che abbiamo maturato sul campo, e di essere coinvolti per tutto ciò che, alla fine, rientra nelle nostre corde, studi, progetti, ripopolamenti ecc.>>

 

Il principale obiettivo della ZPC”, quarto intervento nel dibattito curato da Elio Filzi, Responsabile Associazione Pescatori di Trevi nel Lazio (ENALCACCIA, Pesca e Tiro- Circoscrizione di Trevi nel Lazio);

 

<<Noi pescatori di Trevi crediamo moltissimo, e da anni ,nelle Riserve di pesca ed in particolare predichiamo regolamenti per una pesca responsabile e sostenibile come il No Kill o Catch&Release e quindi questo evento ci riempie di gioia perché ci da l’opportunità di partire tutti insieme per fare in modo che anche l’Alto Aniene abbia le sue Riserve di Pesca. Certo, bisogna affrontare anche i problemi di cui parlava il nostro Sindaco, ma siamo fiduciosi che assieme ai nostri amici di Jenne e di Vallepietra, con il sostegno delle nostre Amministrazioni, del Parco e della Regione, si possa finalmente vedere tutelato questo bellissimo fiume e le sue straordinarie trote a vantaggio delle nostre Comunità.>>

 

 

Jenne, autocontrollo preventivo contatori idrici su Via Indipendenza

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JENNE 20/07/2026 – In relazione alla imminente conclusione dei lavori su Via Indipendenza (Vaccare), si richiede ai cittadini titolari di utenza interessati su detta zona, di effettuare controlli di corretto funzionamento dei contatori dell’acqua. In caso di riscontro malfunzionamenti segnalare tempestivamente al comune. 

Ciò per poter eventualmente intervenire in soluzione problematiche prima della ripavimentazione definitiva del tratto viario interessato da detti lavori.

L’amministrazione comunale ringrazia anticipatamente per la collaborazione.

Direttiva Habitat e Alto Aniene, Foppoli: «I vincoli resterebbero anche senza il Parco»

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JENNE – Il presidente del Parco dei Monti Simbruini interviene sul tema delle riserve di pesca e chiarisce il ruolo dell’Ente gestore della ZSC Alto Aniene e della ZPS Simbruini-Ernici.

Il compito di trattare argomenti così importanti mi onora, per quanto sia complicato farlo nel poco tempo che mi è consentito in una tavola con tanti interlocutori.

Capisco, e lo dico subito, le preoccupazioni delle Amministrazioni territoriali. Capisco che l’Ente Parco sia spesso visto come un nemico, ma la verità è che la nostra disponibilità è fortemente segnata, da un lato, da doveri funzionali ben precisi, non dettati da noi, ma dallo Stato, dalla Regione e dalla stessa Unione Europea, in quanto Ente Gestore della Zona di Protezione Speciale Simbruini-Ernici, parte della Rete Natura 2000, che comprende anche le Zone Speciali di Conservazione, come l’Alto Aniene, dalla Villa di Nerone fino alle sorgenti.

Dall’altro lato, la nostra azione è condizionata da una serie di vincoli e limiti derivanti da queste normative che, nel tempo, insieme ad altri fattori, hanno progressivamente ridotto la stessa operatività dell’Ente.

Intendo dire, ad esempio, che ad oggi non si è ancora concluso l’iter che porterà all’approvazione del Piano di Assetto, che rappresenta, per intenderci, il piano regolatore dell’intera area del Parco Naturale Regionale, già di per sé vastissima, e dell’area ancora più estesa della ZPS.

Non è ancora concluso neppure l’iter relativo alla programmazione della promozione economica e sociale che ci compete e, inoltre, manca ancora un Direttore effettivo.

Ora, se per la nomina del Direttore effettivo a breve sarà portato all’attenzione del Presidente della Regione Lazio l’elenco dei tre candidati tra i quali potrà effettuare la scelta, per quanto riguarda il Piano di Assetto e il Programma di Promozione Economica e Sociale — nel quale potrebbe trovare spazio anche il tema delle Riserve di Pesca — il percorso è ancora lungo.

Infatti, tra quei limiti e vincoli di cui parlavo, dal 2022 sono entrate in vigore anche le Linee Guida per la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), che trovano applicazione in ogni progetto, piano, iniziativa o attività riguardante i siti Natura 2000.

Quest’ultima questione, inoltre, deve chiarire un aspetto fondamentale: anche qualora il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini dovesse cessare di esistere, resterebbero comunque in vigore tutti i limiti e i vincoli derivanti dalla Direttiva Habitat e dalla Direttiva Uccelli.

La ragione è semplice: a scomparire sarebbe il Parco regionale, ma non la ZPS e le ZSC, tra cui l’Alto Aniene. Di conseguenza, continuerebbero a permanere tutti i limiti e i vincoli connessi a tali aree, compresi quelli più incisivi sotto il profilo dei tempi e delle competenze richieste, introdotti dalla VIncA.

Tuttavia, pur con questi pesi e nei limiti di queste “costrizioni”, che come vedete non dipendono né da noi né dalla Regione, stiamo lavorando per dotarci nel più breve tempo possibile di tutti gli strumenti necessari per adempiere ai nostri doveri e rispondere alle esigenze delle Comunità del Parco.

Per quanto riguarda le Riserve di Pesca, che rappresentano il tema dell’incontro odierno, assicuriamo, in qualità di Ente gestore del sito Natura 2000, tutta l’attenzione e il sostegno possibili. A conferma di ciò, siamo in continuo contatto con le competenti Direzioni regionali.»

Cipolletti (Asi Lazio) a Jenne: “Ambiente e Sport, una preziosa risorsa”

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JENNE –  Intervento di Roberto Cipolletti, Presidente regionale ASI Lazio, su delega del Presidente Nazionale ASI, On. Claudio Barbaro al convegno di Jenne del 30 maggio us. sul tema “

«Al chiaro videomessaggio trasmesso poco fa dal Presidente Nazionale ASI, Claudio Barbaro, dedicato a questo incontro e al suo auspicio di vedere promossi idee e progetti capaci di coniugare la tutela degli ecosistemi con la crescita economica e sociale attraverso attività sportive ecosostenibili – e aggiungerei anche ecosostenute, come nel caso delle Riserve di Pesca – desidero affiancare una riflessione sull’evoluzione che ASI ha vissuto nel corso della propria storia, quale testimonianza concreta del profondo legame tra sport e società.

In origine, ASI significava esclusivamente Associazioni Sportive Italiane. Come le grandi organizzazioni sportive nazionali, dalla FIGC per il calcio alla Federazione Italiana Tennis, l’Associazione operava nel mondo dello sport. Con una differenza sostanziale: la sua attenzione non era rivolta principalmente al settore agonistico e ai grandi campioni che ieri come oggi entusiasmano milioni di appassionati – da Roberto Baggio a Jannik Sinner – bensì al vasto universo del dilettantismo.

Pur consapevoli dell’enorme contributo economico, sociale e culturale offerto dai grandi campioni, siamo sempre stati altrettanto convinti che siano proprio i dilettanti a rappresentare il terreno fertile dal quale nascono i campioni di domani.

È per questa ragione che, nel tempo, ASI è diventata non soltanto l’acronimo di Associazioni Sportive Italiane, ma di Associazioni Sportive e Sociali Italiane. Non esiste infatti sport senza società, così come non esiste una società sana senza sport. Quando queste due dimensioni, che rappresentano le due facce della stessa medaglia, collaborano e crescono insieme, il risultato non può che tradursi nel benessere dell’individuo e dell’intera collettività.

Iniziative come quella promossa dal nostro affiliato Club Pesca Sportiva di Jenne, pensate per valorizzare il territorio e le comunità attraverso la pratica di un’attività sportiva come la pesca, incarnano perfettamente questi principi e dimostrano come sport, ambiente e sviluppo locale possano procedere nella stessa direzione.

Il mio auspicio, condiviso dal Presidente Nazionale Claudio Barbaro, è che il dialogo tra le nostre realtà associative, le istituzioni e le comunità locali continui a rafforzarsi, favorendo soluzioni virtuose nell’interesse di tutti: del patrimonio naturale, delle persone e delle comunità che lo vivono e lo custodiscono ogni giorno.»

Un fiume per il futuro a Jenne: l’intervento del consigliere regionale Flavio Cera

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JENNE – Prosegue la pubblicazione degli interessanti interventi relativi al convegno “Alto Aniene “un futuro per il fiume, un fiume per il futuro” svoltosi presso la sala consiliare del comune di Jenne lo scorso 30 maggio.

“La Regione Lazio per l’ambiente ed i piccoli borghi” questo l’argomento trattato dal terzo relatore, il
Consigliere regionale Flavio Cera intervenuto su delega dell’Assessore Ambiente Lazio Giancarlo Righini.
<< Porto i saluti dell’Assessore Giancarlo Righini manifestando il pieno sostegno dell’Assessorato a questa
iniziativa. La Regione Lazio, sistemato il disavanzo ereditato dalla precedente amministrazione, ha messo
in campo, e continuerà a farlo in futuro, importanti misure ed ingenti risorse per favorire interventi
strutturali mirati volti a sostenere le aree interne ed a valorizzarne l’ambiente naturale che le caratterizza.
Il problema dello spopolamento, legato sia al calo demografico che si registra in tutto il Paese, sia alle
carenze di opportunità lavorative, è questione seria che richiede un deciso orientamento verso le risorse
disponibili e, tra queste, è opportuno attenzionare proprio quelle naturali che rappresentano la
peculiarità di dette aree, assolutamente da utilizzare con tutte le necessarie accortezze in termini di
tutela.

Stiamo investendo ad esempio sulla ripresa delle attività agricole sia come misura in grado di
trattenere le giovani generazioni, sia come misura di controllo e riqualificazione ambientale. I tanti campi
abbandonati, non meno delle attività boschive fortemente diminuite rispetto al passato, rendono il
territorio ancora più fragile e vulnerabile esponendolo a maggiori rischi di dissesto idrogeologico
piuttosto che di incendi.

E’ pertanto necessario puntare su ciò che abbiamo a disposizione sul territorio
per dare respiro alle economie locali, consentendo ai giovani di restare nei luoghi nativi e quindi di
continuare a dare un futuro alle Comunità delle cui tradizioni sono i depositari tutelando paesaggi che
rappresentano parte integrante di dette tradizioni.

Nell’ambito di tale politica degli investimenti richiamo
la Legge Regionale n. 6/2026 “Contributi per favorire l’uso agricolo delle zone montane”, di cui sono il
primo firmatario, come pure altri provvedimenti, che trovano proprio in questo territorio il loro luogo
“naturale” e che hanno in comune il favorire interventi strutturali per attività fortemente legate a
prodotti ed attività tipici che altrimenti si disperderebbero e che appartengono per l’appunto al
patrimonio delle nostre civiltà.

Concordo con il Sindaco di Jenne, è tempo che si proceda ad una
sburocratizzazione che snellisca le procedure autorizzative e concessorie, il che è nell’agenda della
Giunta, sebbene debba dirsi che risulta assai difficile intervenire in breve tempo su procedimenti
sedimentati nel corso di decenni nel corso dei quali si sono succeduti molti interventi legislativi anche
sovranazionali, ma come ex Sindaco so bene quanto sia importante -soprattutto per le piccole realtà

avere risposte a breve termine e soprattutto avere la massima collaborazione da parte degli Uffici
amministrativi.>>

 

 

Pesca sportiva a Jenne, il presidente Di Felice spiega le ragioni della conferenza

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JENNE – “Le ragioni della conferenza: la ZPC, strumento di tutela ambientale e di sviluppo per le Comunità”, questo il tema affidato al secondo relatore, Avv Michelangelo Di Felice, Presidente del Club Pesca Sportiva di Jenne-a.s.d. organizzatore dell’evento svoltosi il 30 Maggio u.s.

<<Spiegare le ragioni di questa conferenza, a maggior ragione di fronte ad un tavolo con tante personalità e ad una sala così gremita, rappresenta per tutti noi del Club un motivo d’orgoglio, in un certo senso un punto di partenza ed un traguardo, chiamandoci a grande responsabilità, ovverosia a trasmettere, assieme agli amici di Vallepietra e Trevi, che ringrazio non meno degli ospiti, della nostra giornalista Flavia Perina e dei tanti amici oggi presenti, le ragioni che ci accumunano, due principi che proprio qui, il 4 dicembre del 2021, videro una ventina di noi costituire il Club di Pesca Sportiva.

Da allora la famiglia si è allargata, e di tanto, ma quei due principi, quelle ragioni, sono rimasti intatti ed immutabili ed oggi sono racchiusi proprio nel titolo di questa Conferenza che ad essi è dedicata: appassionato impegno nella tutela del patrimonio fluviale e appassionato impegno nel far sì che quel patrimonio sia un punto di riferimento per la crescita delle nostre Comunità.

E questo binomio, “tutela ambientale-opportunità di sviluppo” trova la sua sintesi in una misura che non ha eguali: le Riserve di Pesca o Zone di Pesca Controllate, e del resto, se simile misura è oramai adottata in ogni angolo del nostro pianeta e perfino nelle aree più remote ed isolate, come la Patagonia, o la Mongolia o la Lapponia, un motivo ci dovrà pur essere e sta proprio in ciò che le ZPC rappresentano di per sè, ovverosia un presidio per l’ambiente, nel nostro caso per le popolazioni di trote autoctone, che potete ammirare nella mostra artistica dell’amico Corrado Torti e che rappresentano un unicum nell’ambito della grande famiglia della trota mediterranea (per trovarne di simili bisognerebbe viaggiare per qualche migliaio di chilometri a ovest) ed una opportunità di crescita per le Comunità locali, giacchè fortemente attrattive verso pescatori di qualità disposti a muoversi da ogni dove.

Proprio nei giorni scorsi, abbiamo presentato al nostro Sindaco due pescatori provenienti dal Trentino: centinaia di chilometri per pescare la trota dell’Alto Aniene, proprio qui, a Jenne. Ma c’è di più: l’amico Giarè, Guida Professionale di Pesca AIGUPP, può dal canto suo testimoniare, infatti, che ad arrivare qui, richiamati dalla bellezza dei luoghi e delle trote autoctone, sono anche pescatori d’oltre oceano.

E’ dunque facile capire come mai le ZPC proliferano: preservano il patrimonio ittico e l’intero habitat, come vogliamo che sia per il nostro bacino fluviale e per i nostri salmonidi, e allo stesso tempo rendono quella tutela un motore di crescita socio-economico a favore delle Comunità, come vogliamo che sia per le nostre, giacché chi attraverserà il confine o l’oceano per venire a pescare qui, dovrà pur nutrirsi, pernottare e magari stabilirsi per un mese o due l’anno ed allo stesso tempo, chiudendo i cerchio, avrà attenta cura dei luoghi e delle persone e questo per la semplice ragione, possiamo starne certi, che vorrà tornarci, tornarci per stare nuovamente bene con sé stesso e con la natura che ha eletto a sua meta prediletta e che condividerà con chi è come lui. Le ZPC, proprio come noi Associazioni di pescatori, ambiscono a proteggere un ecosistema tanto unico, importante e fragile, quanto uniche, importanti e fragili sono le nostre Comunità; contribuiscono a proteggere un patrimonio naturale che ci è stato tramandato dai nostri padri e che abbiamo l’obbligo di non disperdere e di tramandare ai nostri figli e contribuendo a dare concrete risposte alle aspettative di crescita delle popolazioni locali, assicurando loro un futuro, permettono a noi tutti, di tramandare alle prossime generazioni il nostro patrimonio culturale che è assolutamente da preservare, se è vero come è vero, a nostro modesto parere, che tradizioni, radici, identità, trovano testimonianza e possibilità di essere tramandate di generazione in generazione proprio nelle piccole realtà, piuttosto che nelle distratte e dispersive megalopoli. Sperando pertanto di avere trasmesso a tutti la nostra passione, per questa terra e per le nostre genti, l’augurio che noi pescatori rivolgiamo a tutti, ed in primis alle Istituzioni ed agli Enti qui intervenuti, giacché sta a loro emettere i provvedimenti necessari, è di vedere presto realizzata questa misura, che vedrà coinvolto anche lo strategico Incubatoio Ittiogenico di Jenne, così come suggerita dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con le Linee Guida per la salvaguardia della Trota Mediterranea (ed. 2024, progetto Life Streams) destinate proprio ai siti che, come questi luoghi incantevoli ereditati dai nostri avi, hanno una pesante rilevanza unionale, giacchè parte integrante della rete Natura 2000. Una Riserva nella Riserva non solo è dunque possibile, ma è da farsi, e nel più breve tempo consentito.>>

Come oggi 48 anni fà l’uccisione di Aldo Moro: l’ultima lettera per non dimenticare la storia

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Jenne 9 Mag 2026 – Oggi ricorre l’anniversario di una pagina buia per la nostra istituzione Repubblicana. Nelle istituzioni dunque a distanza di 48 anni, si deve riflettere. La storia recente porta segni di un dolore ancora vivo, come l’uccisione dello statista Aldo Moro. Ricordare, approfondire, serve per onorarne la memoria, per non dimenticare e per riaffermare sempre di più il ruolo della pace e del dialogo che deve prevalere sempre su tutto.

Il 9 maggio del 1978 non fu soltanto il giorno in cui l’Italia vide il corpo di Aldo Moro abbandonato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani. Fu il giorno in cui la Repubblica scoprì di aver smarrito sé stessa. La geometria simbolica di quella strada — a metà tra le sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano — era il macabro sigillo politico delle Brigate Rosse: non solo un assassinio, ma una sentenza storica contro l’idea stessa di mediazione, dialogo, compromesso democratico.

Eppure, a quasi mezzo secolo di distanza, non è il clamore della politica a ferire ancora. È la voce privata di Moro. Quella lettera che Aldo Moro scrisse a sua moglie Eleonora Chiavarelli — “Noretta” — resta uno dei documenti più sconvolgenti della storia italiana contemporanea. Non un manifesto politico, non una requisitoria ideologica: il testamento umano di un uomo che comprende di essere stato lasciato solo.

La grandezza tragica di questa lettera sta proprio nella sua nudità. Moro non scrive da statista; scrive da marito, da padre, da uomo che sente avvicinarsi la fine. E tuttavia, anche nella disperazione, non smette di ragionare politicamente. È qui che il testo assume una potenza quasi dostoevskiana: l’intimità familiare e il giudizio storico si fondono senza retorica.

“Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento.”

In questa frase c’è tutta la frattura morale del caso Moro. Non soltanto il dolore dell’abbandono, ma la consapevolezza di essere diventato sacrificabile. Moro comprende che la “linea della fermezza” non è più soltanto una strategia dello Stato contro il terrorismo: è la decisione politica di non salvarlo.

Da qui nasce la definizione più terribile e più vera: “uno statista morto per lo Stato”.
Perché Moro non venne ucciso soltanto dalle Brigate Rosse. Venne consumato da una ragion di Stato che scelse di non piegarsi alla trattativa, trasformando la sua vita in un principio astratto.

La lettera, però, supera perfino questo. Ciò che continua a togliere il respiro è la sproporzione tra la violenza del contesto e la tenerezza delle parole. Mentre il mondo attorno a lui discute di strategie, equilibri internazionali, stabilità della NATO e precedenti politici, Moro parla di capelli, carezze, bambini, case condivise, mani.

“Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.”

È probabilmente una delle frasi più devastanti mai scritte nella storia politica italiana. Perché lì cade ogni distanza tra il potere e la fragilità umana. Il presidente della Democrazia Cristiana, il professore, il tessitore del compromesso storico, torna semplicemente padre. Uomo. Corpo che ama altri corpi. Memoria che teme di sparire.

E in quel “volto per volto” c’è una precisione quasi fisica dell’addio. Moro non consegna idee: consegna presenze. È il linguaggio di chi cerca disperatamente di restare vivo nel ricordo concreto delle persone amate.

Colpisce anche il rapporto con la fede. Moro non bestemmia il destino, non cede all’odio assoluto. Ma la sua religiosità è attraversata dal dubbio e da una stanchezza metafisica che rende tutto ancora più umano.

“Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.”

Qui non parla il leader cattolico. Parla un uomo terrorizzato dall’ignoto, che spera nella luce ma non riesce più a vederla chiaramente. È una frase di una modernità impressionante: non la certezza della fede, ma il desiderio della speranza.

E poi c’è quel passaggio durissimo:

“Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.”

Il riferimento è a Papa Paolo VI, amico personale di Moro. Anche qui non c’è rabbia gridata, ma una delusione sommessa, quasi più dolorosa. Moro misura il silenzio di tutti: degli amici, del partito, delle istituzioni, persino della Chiesa. È il bilancio finale di una solitudine.

Eppure la lettera non implode mai nel rancore. Questo è il suo tratto più sconvolgente. Moro non diventa cinico. Continua ad amare. Continua a preoccuparsi degli altri più che di sé stesso. Persino nell’ultima postilla:

“Luca no al funerale.”

Un padre che, mentre aspetta la morte, pensa ancora a proteggere un figlio dal trauma.

In questo sta la dimensione quasi cristologica della vicenda Moro: non nell’agiografia politica costruita dopo, ma nella sua esposizione inerme al sacrificio. Leonardo Sciascia, nel suo straordinario L’affaire Moro, intuì prima di molti che durante quei 55 giorni lo Stato italiano smise di ascoltare la persona concreta Moro per difendere l’astrazione “Moro”. Il prigioniero reale divenne imbarazzante perché troppo umano, troppo lucido, troppo disperato. Le sue lettere furono liquidate come “non autentiche”, “dettate”, “psicologicamente alterate”. Era il modo più semplice per non ascoltarle.

Ma oggi quelle parole restano. E resistono.
Perché non appartengono più soltanto alla storia italiana: appartengono alla coscienza morale di un Paese.

La Renault 4 di via Caetani fu il luogo fisico della morte di Moro.
Questa lettera, invece, è il luogo dove continua a vivere.

Il testo integrale della lettera:

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione.

Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.

Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso.

È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato.

Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi.

Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.

Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto anto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni.

Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

P.s. Tutto sia calmo. Luca no al funerale.

 

Jenne, convocato il Consiglio comunale per la variante al Piano regolatore

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JENNE – Il Consiglio comunale di Jenne è stato convocato dal sindaco Giorgio Pacchiarotti per lunedì 11 maggio 2026 alle ore 18.30.

 

All’ordine del giorno l’adozione della variante al Piano regolatore generale, con le modifiche e le integrazioni apportate a seguito delle osservazioni presentate dai cittadini.

 

La seduta rappresenta un passaggio importante per l’iter urbanistico del Comune, dopo la fase di consultazione pubblica che ha consentito ai residenti di avanzare proposte, osservazioni e richieste di chiarimento sul piano.

 

L’amministrazione comunale punta così a definire uno strumento urbanistico aggiornato e condiviso, tenendo conto delle esigenze del territorio e delle indicazioni emerse nel confronto con la cittadinanza.

 

 

25 aprile, l’Italia celebra la Festa della Liberazione: memoria e valori

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ROMA — L’Italia celebra oggi, 25 aprile, la Festa della Liberazione, ricorrenza che segna la fine dell’occupazione nazifascista e la vittoria della Resistenza, momento fondativo della democrazia repubblicana. In tutto il Paese si svolgono cerimonie istituzionali, deposizioni di corone e iniziative commemorative promosse da enti locali, associazioni e istituzioni.

La data ricorda in particolare l’insurrezione generale proclamata nel 1945 dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, che portò alla liberazione di città simbolo come Milano e Torino, accelerando la conclusione della Seconda guerra mondiale sul territorio nazionale.

Le celebrazioni ufficiali vedono la partecipazione delle più alte cariche dello Stato, con momenti solenni nei luoghi simbolo della memoria, tra cui l’Altare della Patria a Roma, dove viene reso omaggio al Milite Ignoto. Analoghe iniziative si svolgono nei comuni italiani, con il coinvolgimento di scuole, associazioni combattentistiche e della società civile.

La Festa della Liberazione rappresenta un’occasione per rinnovare l’impegno collettivo nei valori di libertà, democrazia e pace sanciti dalla Costituzione.

Jenne, convocato il Consiglio comunale: all’odg: bilancio 2025 e piano urbanistico

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JENNE – Il Consiglio comunale di Jenne è stato convocato per mercoledì 29 aprile 2026 alle ore 19:00 presso la sala delle adunanze del Comune. Tra i punti principali all’ordine del giorno figurano l’approvazione del rendiconto della gestione 2025 e le determinazioni sul Piano Urbanistico Comunale Generale (P.U.C.G.).

La seduta si aprirà con l’approvazione dei verbali della riunione precedente. A seguire, l’assemblea sarà chiamata a esaminare e votare il rendiconto della gestione relativo all’esercizio finanziario 2025, comprensivo del conto del bilancio e dello stato patrimoniale, come previsto dall’articolo 227 del decreto legislativo n. 267 del 2000.

Particolare rilievo assume anche il terzo punto in discussione, dedicato al Piano Urbanistico Comunale Generale. Il Consiglio dovrà valutare osservazioni e controdeduzioni legate al provvedimento già trattato con deliberazione consiliare n. 10 del 30 gennaio 2026.

L’avviso è rivolto alla cittadinanza, invitata a partecipare alla seduta pubblica in cui verranno affrontati temi centrali per la gestione amministrativa e lo sviluppo del territorio comunale.