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Alessandro IV, la storia del Papa di Jenne

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Alessandro IV,  al secolo Rinaldo, era figlio di Filippo, feudatario di Jenne, nacque negli ultimi anni del sec. XII. Era embro di una delle più ricche e potenti famiglie della regione, nonchè legato da parentela con Ugolino, Cardinale vescovo di Ostia e poi papa Gregorio IX.

Per lunghi anni fu canonico del duomo di Anagni e nel 1221 venne inviatoa Milano per mediare un grave conflitto sorto tra il podestà milanese Amizzone Sacco e l’arcivescovo Enrico. Fallito il suo tentativo di conciliazione, Rinaldo rimase con Ugolino sino alla conclusione della legazione. Divenuto papa Ugolino, col nome di Gregorio IX, il 19 marzo 1227, Rinaldo, che, come sembra, rivestiva già la carica di camerario della Chiesa, venne nominato il 18 sett. 1227 cardinale diacono di S. Eustachio, rimanendo, però, sempre accanto al papa, anche in conseguenza della sua attività di camerario.

Eletto cardinale vescovo di Ostia verso il 1231-32, entrò in possesso della diocesi solo quattro anni dopo, continuando a conservare la diaconia di S. Eustachio e la carica di camerario.

Nel luglio 1231 riuscì a riportare la pace tra nobili e popolò in Anagni; l’anno successivo intervenne, a nome del papa, a Perugia e poi a Viterbo per la soluzione di controversi problemi locali; a questi stessi anni sembra doversi riportare la. conoscenza dell’imperatore Federico Il, con il quale intrattenne a lungo rapporti amichevoli. Per ciò nel 1237 Rinaldo fu inviato, insieme con Tommaso, cardinale prete del titolo di S. Sabina, come legato in Lombardia per tentare una pace tra la seconda lega lombarda e l’imperatore.

Giunto a Mantova il 19 giugno, Rinaldo non tardò a rendersi conto della difficoltà di mettere d’accordo i Comuni italiani tra loro e, insieme, di trovare il modo di rappacificarli con Federico Il; ma ogni suo tentativo di mediazione fu troncato dalla battaglia di Cortenuova, vittoriosa per l’imperatore. Peggiorarono poi anche le relazioni con il pontefice in seguito alle operazioni militari, iniziate con l’autunno del 1239 da re Enzo e da altri capitani imperiali ai confini del Patrimonio e nel ducato di Spoleto.

Morto nel 1241 Gregorio IX, Rinaldo non ebbe grande influenza in Curia sotto i suoi successori, Celestino IV (che ebbe un breve governo) e Innocenzo IV, come si ricava dagli incarichi poco importanti a lui affidati; inoltre, quando Innocenzo si recò in Francia per trovare consensi contro Federico, Rinaldo rimase a Roma, donde non si mosse neppure per recarsi al concilio di Lione del 1245, al quale era stato espressamente chiamato. Né aumentò la sua attività negli anni successivi: si preoccupò, piuttosto, dei problemi organizzativi ed interni dell’Ordine francescano, di cui era cardinale protettore.

Il 7 dic. 1254, quando Innocenzo IV morì a Napoli, Rinaldo era con lui e con tutti gli altri cardinali, che dalle circostanze (il podestà di Napoli, Bertolino Tavernari, aveva chiuso le porte della città) furono costretti a riunirsi in conclave e a procedere subito all’elezione del nuovo pontefice. L’eletto fu appunto Rinaldo (12 dic. 1254), che assunse il nome di Alessandro IV, forse in ricordo di Alessandro III, a cui la sua famiglia doveva i feudi.

L’elezione fu dominata dal problema del Regno di Sicilia, ove le incertezze e le perplessità causate dalia politica di Corrado IV erano state ancor più aggravate dalla sua prematura morte a Lavello, il 21 maggio 1254, e dall’importanza che andava sempre più assumendo Manfredi, specialmente quando, dopo la designazione a re di Sicilia di Ed-mondo d’Inghilterra, aveva preso le armi contro l’esercito pontificio, entrato nel Regno, battendolo a Foggia il 2 dicembre. Il compromesso per cui i cardinali avevano elettò Rinaldo indicava la speranza in una politicà, che, pur continuando con fermezza e chiarezza d’idee quella di Gregorio IX, non rendesse impossibile la riconciliazione con gli Svevi, come si poteva prevedere dalla favorevole disposizione che Rinaldo aveva mantenuto verso Federico e i suoi successori.

Appena dopo la sua elezione e la sua consacrazione, il 20 dicembre, ancora a Napoli, A. dové affrontare il problema siciliano, con cui era comiesso quello, assai spinoso, della tutela di Corradino, che era stata affidata da Corrado alla Curia romana: di fronte alle difficoltà e alle esitazioni frapposte da parte di Manfredi al papa, questi non esitò a riprendere la sua libertà d’azione rifiutando la tutela di Corradino, negando qualsiasi riconoscimento a Manfredi e confermando poi, il 9 apr. 1255, l’investitura di Edmondo d’Inghilterra a re di Sicilia. Era la guerra aperta con Manfredi: A. fu, perciò, costretto a lasciare Napoli nel maggio, per trovare rifugio ad Anagni, mentre nel Regno restava a difendere i diritti della Chiesa l’energico cardinale Ottaviano degli Ubaldini.

A Roma, nel periodo storico in esame, la situazione si presentava difficile: dall’agosto del 1252, dopo un rivolgimento politico analogo a quello che in altre città aveva portato alla nomina di un podestà o di un capitano del popolo, vi era senatore il bolognese Brancaleone degli Andalò, conte di Casalecchio, che aveva imposto come sua condizione per la venuta a Roma una durata triennale della sua carica e la consegna di alcuni ostaggi nelle mani dei suoi familiari bolognesi, a salvaguardia della propria incolumità personale. Queste precauzioni, come la sua riconosciuta imparzialità di giudice, la sua abilità di politico e di organizzatore cittadino, non riuscirono a impedire la formazione d’un forte malcontento contro di lui, che esplose nel novembre del 1255 e avrebbe forse avuto una drammatica conclusione, se la presenza degli ostaggi a Bologna non avesse bloccato ogni tentativo di violenza contro l’Andalò.

Alessandro, rientrato in Roma almeno dal 21 novembre, cercò vanamente d’intervenire a Bologna, perla restituzione degli ostaggi; nè riuscì a ottenere tranquillità in Roma, benché fosse stato chiamato come senatore il bresciano Emanuele de’ Maggi. I tumulti continuarono e il papa, incapace di sedarli, fu costretto a fuggire a Viterbo quando i Romani, nel maggio del 1257, scacciarono il Maggi e richiamarono Brancaleone, eleggendolo senatore, e senza limiti di tempo.

Alessandro si trovava intanto ancora una volta di fronte a una situazione assai preoccupante nell’Italia meridionale, dove Ottaviano degli Ubaldini non era riuscito a contenere efficacemente l’azione di Manfredi, che, nominato baiulo del Regno per il nipote Corradino, era riuscito ad assumere il controllo del potere. A. dové, quindi, assistere, senza nessuna possibilità d’intervenire efficacemente, allo stabilirsi dell’alleanza di Manfredi con Genova e Venezia, e all’abile manovra, con cui Manfredi, spargendo ad arte la notizia della morte del pupillo e nipote Corradino, riuscì a farsi incoronare re di Sicilia nel duomo di Palermo l’11 ag. 1258, senza preoccuparsi affatto di richiedere neppure il benestare del pontefice. Di fronte a questo gesto, che, trascurando l’alta sovranità del papato sul Mezzogiorno d’Italia, metteva in pericolo le basi della politica pontificia verso il Regno di Sicilia e l’Italia tutta, A., che fino a quel momento aveva esitato e mostrato perplessità nei riguardi di Manfredi, agi con ogni decisione, lanciando, il 10 apr. 1259, la scomunica contro di lui e tutti i suoi sostenitori. Dovette, però, ben presto accorgersi che la questione del Regno si allargava a questione italiana, perché intorno al re svevo s’adunavano tutti i ghibellini dell’Italia centrale, per attaccare Firenze, la roccaforte guelfa, che fu gravemente battuta a Montaperti il 4 sett. 1260. Il papa, che nulla aveva potuto fare per aiutare Firenze, dovette limitarsi a lanciare, il 18 nov. 1260, un’altra solenne scomunica, che includeva questa volta, oltre a Manfredi, anche i Senesi e tutti coloro che avevano militato fra i ghibellini.

Alla crescente fortuna di Manfredi aveva finito con l’aderire anche Branca-leone degli Andalò fino alla sua morte nel 1258; e nulla A. aveva potuto fare. Anzi, quando il papa, morto Brancaleone, cercò d’impedire l’elezione d’un altro senatore, ebbe l’affronto non solo di veder trascurata la sua ingiunzione, ma addirittura di saper rieletto lo zio stesso di Brancaleone, Castellano degli Andalò. Riuscì, tuttavia, a prendere il controllo della situazione pochi mesi dopo, quando, espulso Castellano, dopo molte e meschine vicende, il papa, con la nobiltà romana, riuscì a dare un nuovo indirizzo alla carica senatoriale, che fu affidata a due senatori, scelti fra i nobili. Contemporaneamente bloccava tre tentativi d’inserirsi nella situazione locale romana, per profittarne, compiuti da Alfonso di Castiglia, Riccardo di Cornovaglia e Manfredi, giudicati tutti, per motivi diversi, pericolosi per l’autonomia di Roma e per la sicurezza della Chiesa.

Ancor più grave si era andata facendo per Alessandro,  la situazione dell’Italia settentrionale e dell’Impero. Nel Veneto, infatti, estendeva sempre più il suo potere Ezzelino da Romano, che, facendosi beffe delle scomuniche papali, andava organizzando il suo stato da Trento al Po ed al mare, spezzando le resistenze delle città guelfe, come Padova e Vicenza, grazie all’appoggio del fratello e del marchese Oberto Pelavicino. Nè molto A. contribuì al formarsi di quel fronte di città e di signori feudali, che, nel timore dell’eccessiva potenza d’Ezzelino, si collegarono per combatterlo e riuscirono infine a sconfiggerlo a Soncino nel 1259.

In realtà, di fronte a situazioni così complesse, A. non ebbe nè l’energia coraggiosa dei suoi predecessori nè l’accorta abilità politica del suo successore, facendosi trascinare dagli eventi, più che dominarli. È in questo senso caratteristico l’atteggiamento di A. di fronte al problema dell’impero dopo la morte, nel 1256, di Guglielmo d’Olanda. Se riuscì a resistere, come s’è visto, ai tentativi dei tre pretendenti all’impero Riccardo di Cornovaglia, Alfonso di Castiglia e Manfredi, quando questi avevano tentato d’inserirsi nella scottante situazione di Roma, A. non seppe decidersi, escluso subito e nettamente Manfredi, fra Alfonso e Riccardo; anzi, più propenso al primo, nulla seppe fare per appoggiarlo, sì che questi si rivolse, per aiuto in Italia settentrionale ed in Germania, a Ezzelino da Romano.

Mentre in questa attività politica, troppo spesso, non sapendosi decidere, si lasciò guidare dalle citcostanze o dalle personalità più influenti della Curia, A. ha avuto, invece, notevole rilievo nella vita religiosa della cristianità. Si preoccupò di attirami l’attenzione e la benevolenza del clero orientale, regolando equamente irapporti tra Latini e Greci a Cipro, conferendo il titolo di patriarca (maronita) d’Antiochia al capo dei maroniti, che aveva riconosciuto la supremazia del pontefice, e facendo ancora un tentativo, ma vano, presso Teodoro IV Lascaris per l’unione tra la Chiesa latina e quella greca, cercando, infine, di organizzare intprno a Béla IV, re d’Ungheria, una resistenza di tutta la Cristianità contro il pericolo tataro.

Ancora più importanti le decisioni riguardanti direttamente la vita della Chiesa, ove cercò di eliminare alcuni abusi introdottisi durante i pontificati precedenti, prescrivendo fra l’altro un termine preciso di sei mesi per il ricevimento della consacrazione da parte del vescovo eletto e ribadendo l’obbligo della visita do ad limina da parte dei vescovi.

Quanto agli Ordini religiosi, va di lui ricordata specialmente la cosiddetta “grande unione” dei vari gruppi di eremiti retti dalla regola di s. Agostino nell’unico Ordine degli eremitani di s. Agostino (bolla Licet ecclesiae del 9 apr. 1256) e, ancor più, l’appoggio da lui dato, senza riserve, ai frati predicatori e ai Minori. Malgrado le lagnanze accompagnate spesso da tumulti, che da molte parti si levavano contro l’attività di cura d’anime dei due Ordini mendicanti, all’opera dei quali erano stai.e poste delle limitazioni da Innocenzo IV (bolla Etsi animarum del 20 nov. 1254), A. annullò la bolla Etsi animarum con la sua Nec insolitum del 22 dic. 1254. Si preoccupò poi anche di rassicurarli, specialmente per quanto riguardava la spinosa questione delle due cattedre di teologia all’università di Parigi.

Partendo da considerazioni di ordine esca-a tologico Guglielmo di Saint-Amour nel suo De periculis novissimorum temporum aveva, nel 1255, rivolto gravi accuse a francescani e domenicani, contestando loro il diritto d’insegnare a Parigi e ribadendo le accuse di scarsa ortodossia, già messe in circolazione dopo la condanna dell’Introductorium in Evangelium aeternum di Gerardo di Borgo S. Donnino. Il papa, come aveva condannato l’Introductoriwn,cosi sottopose l’opera di Guglielmo ad un vero e proprio esame teologico, dopo il quale la condannò nella bolla Romanus pontifex del 5 ott. 1256.

Alessandro Iv, troncando ogni contrasto tra maestri mendicanti e maestri secolari e prescindendo dagli esami teologici delle opere di Gerardo di Borgo S. Donnino e di Guglielmo di Saint-Amour, confermò ogni diritto dei mendicanti nell’università con la bolla Quasi lignum vitae del 14 apr. 1255, che, di fatto, poneva termine per sempre alla questione, anche se si prolungarono le discussioni e le polemiche.

Ebbe cari particolarmente i frati minori, sia per tradizione familiare (si ricordi l’amicizia di Ugolino di Ostia per s. Francesco), sia per la carica da lui rivestita di cardinale protettore: si preoccupò, quindi, di assicurare la pace interna dell’Ordine, già diviso dai contrasti tra Spirituali e Comunità, e a tal fine consigliò le dimissioni di Giovanni da Parma e l’elezione di Bonaventura da Bagnoregio nel capitolo di Roma del 2 febbr. 1257.

Sotto il suo pontificato fu canonizzata Chiara d’Assisi.

In tutta questa sua attività religiosa, fu guidato da una severa e netta coscienza del suo dovere di pontefice, come si ricava anche dalla sua attività in difesa dell’ortodossia e nei riguardi dei movimenti religiosi del suo tempo. Oltre alla condanna di Gerardo di Borgo S. Donnino e di Guglielmo di Saint-Amour, è da ricordare anche quella di molte tesi di Gioacchino da Fiore menzionate nel cosiddetto protocollo d’Anagni. Appoggiò e sostenne l’opera degli inquisitori; vide, ma senza reazioni a noi note, nel 1260, il sorgere e il diffondersi del moto dei flagellanti.

Ancora nel pieno di questa sua attività politica e religiosa, morì a Viterbo il 25 maggio 1261, ma restà tutto intero il mistero relativo alla sua tomba, tuttora irrisolto.

 

Fonti e Bibl.: Treccani e da:  Les régistres d’Alexandre IV,a cura di C. Bourel de la Roncière, I. de Loye, P. de Cenival, A. Coulon, Paris 1902-1959. Degna di nota è sempre la monografia di F. Tenckhoff, Papst Alexander IV.,Paderborn 1907, con ampia bibliografia, a cui vanno aggiunti E. Jordan, Les origines de la domin. angevine en Italie,Paris 1909, cfr. Indice;R. Morghen, Il tramonto della potenza sveva in Italia,Roma 1942, cfr. Indice;J. Haller, Das Papsttum,IV, Stuttgart 1952, pp. 272-291, 442-447; per la famiglia e per i rapporti di parentela con Gregorio IX valgono sempre le conclusioni di R. Morghen, Le relazioni del monastero sublacense col papato, la feudalità e il comune nell’alto medio evo,in Arch. d. R. Soc. romana di storia patria,LI (1928), pp. 239-241, 258-262, e di G. Marchetti Longhi, Ricerche sulla famiglia di papa Gregorio IX, ibid.,LXVII (1944), p. 282; per la sua attività al seguito di Ugolino di Ostia nell’Italia settentrionale v.: Registri dei cardinali Ugolino d’Ostia e Ottaviano degli Ubaldini,a cura di G. Levi, Roma 1890, in Fonti Per la storia d’italia,VIII, cfr. Indice,e Storia di Milano,IV, Milano 1954,pp. 202 s.; per i rapporti tra A. e Roma si veda in particolare E. Dupré Theseider, Roma dal comune di popolo alla signoria pontificia,Bologna 1952, pp. 34-86; per l’atteggiamento di A. nella controversia all’università di Parigi uno sguardo complessivo in D.L. Douie, The Conflict between the Seculars and the Mendicants at the University of Paris in the XIIIth Century,London 1954; Dict. d’Hist. et de Géogr. Ecclés.,II, coll. 214-216; Enc. Ital.,II, pp. 341 s.

Autocertificazione zona rossa: il modulo in vigore dal 15 marzo

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Italia zona rossa e arancione, torna quindi l’autocertificazione Covid per gli spostamenti.

Sul sito del ministero dell’Interno è disponibile il modulo di autocertificazione per il mese di marzo 2021 (scarica qui il pdf editabile) da usare in caso di spostamenti per comprovate esigenze lavorative o per motivi di salute.

In caso di controllo bisogna dichiarare sotto la propria responsabilità di essere a conoscenza delle misure normative di contenimento del contagio da Covid-19 vigenti, concernenti le limitazioni alla possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale. Bisogna, inoltre, dichiarare che lo spostamento è determinato da: comprovate esigenze lavorative; motivi di salute; altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio.

E’ necessario, infine, specificare il motivo che determina lo spostamento, l’indirizzo da cui è iniziato lo spostamento e l’indirizzo di destinazione.

Al via il progetto “Jenne si muove”, pubblicato il bando per 2 opportunità lavorative temporanee

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Jenne – L’Amministrazione Comunale di Jenne, nell’ambito della strategia di inclusione sociale, intende dare
attuazione al progetto denominato “JENNE SI MUOVE! – 2021” quale misura di sostegno al reddito, mediante
un inserimento lavorativo risocializzante, articolato nei punti di seguito riportati.

Il progetto prevede la realizzazione di n. 2 esperienze di lavoro occasionale della durata di tre mesi ciascuna
consistenti nello svolgimento di attività collaborativa con le strutture dell’Ente della durata di n. 20 ore
settimanali per un compenso complessivo lordo di € 2.880,00 a prestazione d’opera. Al compenso lordo
andranno applicate le ritenute stabilite dalle vigenti disposizioni di legge. Sarà ammesso un unico intervento
per nucleo familiare.

I soggetti destinatari dell’iniziativa sono i cittadini italiani, i cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari,
regolarmente residenti nel Comune di Jenne, di età compresa tra i 18 e i 50 anni

A tal proposito è stato pubblicato l’Avviso Pubblico per la selezione di n. 2 esperienze di lavoro occasionale della durata di tre mesi ciascuna.

I dettagli e la domanda di partecipazione negli allegati sottostanti:

AVVISO_Jenne si muove 2021

Domanda di partecipazione_Jenne si muove_2021

Jenne, prenotazioni per le vaccinazioni anticovid19

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Jenne – L’amministrazione Comunale di Jenne rende noto che per le vaccinazioni anticovid, in svolgimento presso l’Ospedale “Angelucci” di Subiaco, occorre effettuare la prenotazione per il tramite della piattaforma web. Per quanti, aventi titolo,  avessero difficoltà o bisogno di supporto per la procedura da eseguire l’assessore Cristiano Lauri sta eseguendo le pratiche.

Per ogni esigenza pertanto si può contattare l’assessore al n. 333 3558802

Rifugio montano a Fondi di Jenne, visita ufficiale della Regione Lazio

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Jenne- Questa mattina in un clima tipicamente invernale e suggestivo si è svolta la visita della Regione Lazio rappresentata dal consigliere dott.ssa Marietta Tidei presso il  rifugio montano a Fondi di Jenne. Il sindaco Giorgio Pacchiarotti ha mostrato tutte le fasi di avanzamento lavori che vedono protagonista questa struttura perfettamente recuperata con diversi interventi suddivisi in più fasi. La Regione, come noto ha stanziato un importante contributo per la realizzazione di questo progetto accogliendo le richieste ed i progetti dell’amministrazione comunale.

“Il rifugio – ha affermato il consigliere regionale – è situato in un luogo incontaminato che ha visto negli ultimi anni aumentare le presenze di visitatori e tra poco, grazie a questo intervento di riqualificazione, potrà essere vissuto e rappresentare un ulteriore tassello nell’offerta turistica della nostra Regione.”

Contributi alle imprese operanti nel territorio: riaperti i termini per le istanze

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Jenne –  Sono riaperti i termini per le presentazione delle istanze di contributo per spese di gestione e innovazione sostenute dalle imprese operanti nel Comune di Jenne.

Gli operatori economici che non abbiano ancora presentato istanza, hanno tempo fino al 13 febbraio 2020.

L’avviso e i modelli da compilare sono disponibili nel link sottostante:

https://comune.jenne.rm.it/news/1407-avviso-pubblico-contributi-alle-imprese-operanti-nel-comune-di-jenne/

 

Solenne celebrazione a Jenne per il 25° anniversario di sacerdozio del parroco don Gaetano Maria Saccà

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Jenne – In un clima suggestivo intriso di fede e partecipazione si è svolta nel rispetto delle vigenti normative anticontagio da covid, si è svolta questa mattina la cerimonia solenne in onore di don Gaetano Maria Saccà, parroco di Jenne in occasione del suo XXV anniversario di sacerdozio.

La Santa Messa solenne è stata celebrata dal Parroco stesso, ma con la autorevole presenza del Vescovo di Tivoli e Palestrina S.E. Rev.ma Mons. Mauro Parmeggiani.

A distanza di venticinque anni don Gaetano, è ancora nella stessa Chiesa di Sant’Andrea Apostolo ove venne consacrato sacerdote dal compianto Cardinale S.E. Ugo Maria Poletti, ed è qui che ha celebrato il suo ringraziamento per i venticinque anni dedicati all’attività pastorale e a molte altre iniziative.

Il Vescovo di Tivoli durante l’omelia oltre ad esternare il piu’ sentito augurio della Diocesi al parroco di Jenne, si è soffermato sull’importanza del sacerdozio, soprattutto in questo periodo in cui determinati valori di fede tendono a vacillare.

Toccante l’intervento del Sindaco di Jenne Giorgio Pacchiarotti che ha ringraziato il parroco per i venticinque anni di attività svolta nella comunità jennese: ”  Abbiamo condiviso con te questo straordinario viaggio, e la condivisione è la forma piu’ ampia per aprire la nostra anima alla persona che c’è accanto.
Ci ha consentito in questi lunghi anni di superare tanti ostacoli,  e noi vogliamo continuare questo straordinario viaggio, in tutte le sue forme. Vogliamo che tu continui a svolgere la tua missione pastorale a Jenne. insieme a tutti noi.” Il primo cittadino ha poi consegnato una targa ricordo a nome dell’amministrazione comunale ed in rappresentanza della comunità jennese.

Molto bello anche il pensiero espresso da Rita Molinari, la quale ha dedicato a don Gaetano belle parole nelle quali si è tracciato il suo ruolo pregnante di attività pastorale presso la stessa comunità.

Scroscianti ed affettuosi gli applausi dei fedeli, che nel limite consentito hanno presenziato nella bella Chiesa di Sant’Andrea apostolo.

A Don Gaetano Maria Saccà, dunque giungano gli auguri di proseguimento ottimale del suo importante e delicato Ministero al servizio della Chiesa Cattolica.

 

 

Fondi di Jenne, al rifugio montano assegnati ultimi finanziamenti per completare i lavori

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Jenne 20 gen 2021 – E’ stata assegnata dalla Giunta regionale del Lazio, la tranche finale di contributo pari ad euro 100.000,00 per il compleamento del piano terra del rifugio Montano situato a Fondi di Jenne con specifica destinazione per la sala ristorante.  La delibera adottata il 21 dicembre 2020 è ora eseguibile e tale importo si aggiunge al precedente di euro 50.000,00 già concesso per la realizzazione della cucina sempre nel medesimo piano terra.

Ma oltre a questo  è anche arrivata l’autorizzazione per iniziare le fasi di scavo relative alla realizzazione dell’elettrodotto. Di conseguenza ora il tecnico incaricato provvederà ad esperire le procedure per gli atti di gara propedeutici all’affidamento dei lavori.

Sono dunque questi gli ultimi passaggi di un iter burocratico lungo e particolarmente complesso che con pazienza e determinazione è stato completato grazie all’impegno di tutta l’amministrazione comunale. Il rifugio montano, è situato infatti in un luogo incontaminato che ha visto aumentare negli ultimi tempi a dismisura anche le presenze di visitatori.

Con queste ultime fasi di intervento dunque a breve il rifugio montano di Jenne diventerà un punto di riferimento per il turismo montano-naturalistico in tutte le fasi dell’anno, ed inoltre la gestione della attività ricettiva costituirà anche un ulteriore tassello occupazionale.

Ci sono tutte ora le condizioni per portare a termine una opera destinata ad entrare nella storia buona di Jenne e che è stata per decenni obiettivo di sviluppo di precedenti amministrazioni. Ora siamo di fronte ad una realtà che è motivo di speranza, crescita e di grande soddisfazione. A completamento eseguito sarà dunque a disposizione di chi vorrà gestirne l’attività produttiva in affidamento.

Di seguito una antica cartolina del rifugio “San Rocco”

Jenne, don Gaetano Maria Saccà verso il XXV° anniversario dell’ordinazione presbiteriale

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Jenne – Fu S.E. Rev.ma il Cardinale Ugo Poletti (1914-1997) che nella suggestiva cornice della Chiesa di Sant’Andrea Apostolo in Jenne ebbe ad ordinare sacerdote Don Gaetano Maria Saccà, parroco di Jenne.

Correva l’anno 1996, ed era il 27 gennaio. E questo importante anniversario sarà celebrato nella medesima Chiesa a distanza di venticinque anni. L’appuntamento sarà per domenica 31 gennaio 2021 alle ore 11.00 alla presenza di S.E. Mons. Mauro Parmeggiani Vescovo delle Diocesi di Tivoli e di Palestrina, del sindaco di Jenne Giorgio Pacchiarotti, nonchè di altri autorevoli convenuti rappresentanti  le istituzioni civili, militari e religiose.

Una celebrazione solenne che sarà organizzata tenendo conto del rispetto delle normative anticovid in vigenza.

E la celebrazione sarà occasione per ripercorrere questi lunghi venticinque anni, ed il tempo trascorso nella bellissima comunità jennese.

 

 

A Jenne simbolica benedizione degli animali per la festa di Sant’Antonio Abate

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Jenne – L’appuntamento è per domenica 17 gennaio 2021 alel ore 11 con la Santa Messa solenne che il parroco don Gaetano Maria Saccà, celebrerà presso la Chiesa di Sant’Andrea apostolo. Il triduo è iniziato già da ieri. Poi a seguire è prevista la premiazione del “miglior presepe ed Albero di Natale 2020”, e alle 12 nella piazza antistante la Chiesa avrà luogo la benedizione degli animali che quest’anno sarà simbolica a causa dell’emergenza covid.