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Sp 45A Subiaco-Jenne, disposti lavori fino al 1° agosto

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Jenne – Disagi temporanei ma necessari interessano  in questi giorni la viabilità tra Jenne e Subiaco, lungo uno dei tratti più frequentati del comprensorio montano: la cd strada  Subiaco-Jenne. 

Con l’ordinanza n. 232 emanata dal Comune di Subiaco lo scorso 19 luglio, sono state infatti disposte modifiche temporanee alla circolazione veicolare e pedonale lungo il tratto stradale compreso tra l’incrocio con la SP 45a e il Laghetto di San Benedetto, luogo simbolico per il turismo naturalistico e religioso della zona.

A partire da lunedì 21 luglio e fino a venerdì 1° agosto 2025, nella fascia oraria compresa tra le 08:00 e le 15:30, sarà attivo un senso unico alternato regolato da semaforo, per consentire lo svolgimento in sicurezza dei lavori stradali previsti. Contestualmente, sarà istituito anche un percorso protetto per i pedoni, delimitato da barriere metalliche, al fine di garantire l’accesso sicuro all’area, molto frequentata soprattutto nei mesi estivi.

La decisione, pur comportando alcuni inevitabili rallentamenti alla circolazione, risponde alla necessità di manutenzione e messa in sicurezza della sede stradale, in un periodo in cui la viabilità tra Jenne, Subiaco e gli altri borghi dell’alta Valle dell’Aniene registra un aumento di traffico legato al flusso turistico e agli eventi estivi.

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Countdown per il festival “Jenne Rock”, al via la duegiorni di musica e convivialità!

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Jenne – Grande attesa a Jenne che  si prepara a vibrare al ritmo del rock con Jenne Rock, una due giorni di spettacolo che promette emozioni forti e grande musica dal vivo nel cuore del borgo. L’appuntamento è per il 1 e 2 agosto in Piazza Vittorio Emanuele III, con ingresso gratuito per tutti gli amanti del rock.

Il festival si apre venerdì 1 agosto con una serata imperdibile che vedrà protagonisti gli Heroes and Monsters, supergruppo composto da tre fuoriclasse della scena internazionale: Will Hunt (batterista degli Evanescence), Stef Burns (storico chitarrista di Vasco Rossi) e Todd Kerns (bassista di Slash). Prima di loro, il palco sarà riscaldato dall’energia travolgente della band Vivere Vasco, una tribute band dedicata al Komandante Vasco Rossi.

Il giorno successivo, sabato 2 agosto, sarà la volta dei Fantedica, una potente tribute band dei Negrita che farà scatenare il pubblico con le hit più amate della rock band italiana.

Organizzato dalla Pro Loco di Jenne APS, l’evento rappresenta un’occasione unica per vivere due serate all’insegna della musica di qualità, immersi nell’atmosfera suggestiva di uno dei borghi più affascinanti del Lazio.

Per info e aggiornamenti: www.jennerock.it

Jenne e Papa Alessandro IV, una storia secolare di fede e tradizione

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Alessandro IV, al secolo Rinaldo, era figlio di Filippo, feudatario di Jenne, nacque negli ultimi anni del sec. XII presumibilmente nel 1199. Era membro di una delle più ricche e potenti famiglie della regione, nonchè legato da parentela con Ugolino, Cardinale vescovo di Ostia e poi papa Gregorio IX. Fu il 181° Papa della Chiesa cattolica.

Per lunghi anni fu canonico del duomo di Anagni e nel 1221 venne inviato a Milano per mediare un grave conflitto sorto tra il podestà milanese Amizzone Sacco e l’arcivescovo Enrico. Fallito il suo tentativo di conciliazione, Rinaldo rimase con Ugolino sino alla conclusione della legazione. Divenuto papa Ugolino, col nome di Gregorio IX, il 19 marzo 1227, Rinaldo, che, come sembra, rivestiva già la carica di camerario della Chiesa, venne nominato il 18 sett. 1227 cardinale diacono di S. Eustachio, rimanendo, però, sempre accanto al papa, anche in conseguenza della sua attività di camerario.

Eletto cardinale vescovo di Ostia verso il 1231-32, entrò in possesso della diocesi solo quattro anni dopo, continuando a conservare la diaconia di S. Eustachio e la carica di camerario.

Nel luglio 1231 riuscì a riportare la pace tra nobili e popolò in Anagni; l’anno successivo intervenne, a nome del papa, a Perugia e poi a Viterbo per la soluzione di controversi problemi locali; a questi stessi anni sembra doversi riportare la. conoscenza dell’imperatore Federico Il, con il quale intrattenne a lungo rapporti amichevoli. Per ciò nel 1237 Rinaldo fu inviato, insieme con Tommaso, cardinale prete del titolo di S. Sabina, come legato in Lombardia per tentare una pace tra la seconda lega lombarda e l’imperatore.

Giunto a Mantova il 19 giugno, Rinaldo non tardò a rendersi conto della difficoltà di mettere d’accordo i Comuni italiani tra loro e, insieme, di trovare il modo di rappacificarli con Federico Il; ma ogni suo tentativo di mediazione fu troncato dalla battaglia di Cortenuova, vittoriosa per l’imperatore. Peggiorarono poi anche le relazioni con il pontefice in seguito alle operazioni militari, iniziate con l’autunno del 1239 da re Enzo e da altri capitani imperiali ai confini del Patrimonio e nel ducato di Spoleto.

Morto nel 1241 Gregorio IX, Rinaldo non ebbe grande influenza in Curia sotto i suoi successori, Celestino IV (che ebbe un breve governo) e Innocenzo IV, come si ricava dagli incarichi poco importanti a lui affidati; inoltre, quando Innocenzo si recò in Francia per trovare consensi contro Federico, Rinaldo rimase a Roma, donde non si mosse neppure per recarsi al concilio di Lione del 1245, al quale era stato espressamente chiamato. Né aumentò la sua attività negli anni successivi: si preoccupò, piuttosto, dei problemi organizzativi ed interni dell’Ordine francescano, di cui era cardinale protettore.

Il 7 dic. 1254, quando Innocenzo IV morì a Napoli, Rinaldo era con lui e con tutti gli altri cardinali, che dalle circostanze (il podestà di Napoli, Bertolino Tavernari, aveva chiuso le porte della città) furono costretti a riunirsi in conclave e a procedere subito all’elezione del nuovo pontefice. L’eletto fu appunto Rinaldo (12 dic. 1254), che assunse il nome di Alessandro IV, forse in ricordo di Alessandro III, a cui la sua famiglia doveva i feudi.

L’elezione fu dominata dal problema del Regno di Sicilia, ove le incertezze e le perplessità causate dalia politica di Corrado IV erano state ancor più aggravate dalla sua prematura morte a Lavello, il 21 maggio 1254, e dall’importanza che andava sempre più assumendo Manfredi, specialmente quando, dopo la designazione a re di Sicilia di Ed-mondo d’Inghilterra, aveva preso le armi contro l’esercito pontificio, entrato nel Regno, battendolo a Foggia il 2 dicembre. Il compromesso per cui i cardinali avevano elettò Rinaldo indicava la speranza in una politicà, che, pur continuando con fermezza e chiarezza d’idee quella di Gregorio IX, non rendesse impossibile la riconciliazione con gli Svevi, come si poteva prevedere dalla favorevole disposizione che Rinaldo aveva mantenuto verso Federico e i suoi successori.

Appena dopo la sua elezione e la sua consacrazione, il 20 dicembre, ancora a Napoli, A. dové affrontare il problema siciliano, con cui era comiesso quello, assai spinoso, della tutela di Corradino, che era stata affidata da Corrado alla Curia romana: di fronte alle difficoltà e alle esitazioni frapposte da parte di Manfredi al papa, questi non esitò a riprendere la sua libertà d’azione rifiutando la tutela di Corradino, negando qualsiasi riconoscimento a Manfredi e confermando poi, il 9 apr. 1255, l’investitura di Edmondo d’Inghilterra a re di Sicilia. Era la guerra aperta con Manfredi: A. fu, perciò, costretto a lasciare Napoli nel maggio, per trovare rifugio ad Anagni, mentre nel Regno restava a difendere i diritti della Chiesa l’energico cardinale Ottaviano degli Ubaldini.

A Roma, nel periodo storico in esame, la situazione si presentava difficile: dall’agosto del 1252, dopo un rivolgimento politico analogo a quello che in altre città aveva portato alla nomina di un podestà o di un capitano del popolo, vi era senatore il bolognese Brancaleone degli Andalò, conte di Casalecchio, che aveva imposto come sua condizione per la venuta a Roma una durata triennale della sua carica e la consegna di alcuni ostaggi nelle mani dei suoi familiari bolognesi, a salvaguardia della propria incolumità personale. Queste precauzioni, come la sua riconosciuta imparzialità di giudice, la sua abilità di politico e di organizzatore cittadino, non riuscirono a impedire la formazione d’un forte malcontento contro di lui, che esplose nel novembre del 1255 e avrebbe forse avuto una drammatica conclusione, se la presenza degli ostaggi a Bologna non avesse bloccato ogni tentativo di violenza contro l’Andalò.

Alessandro, rientrato in Roma almeno dal 21 novembre, cercò vanamente d’intervenire a Bologna, perla restituzione degli ostaggi; nè riuscì a ottenere tranquillità in Roma, benché fosse stato chiamato come senatore il bresciano Emanuele de’ Maggi. I tumulti continuarono e il papa, incapace di sedarli, fu costretto a fuggire a Viterbo quando i Romani, nel maggio del 1257, scacciarono il Maggi e richiamarono Brancaleone, eleggendolo senatore, e senza limiti di tempo.

Alessandro si trovava intanto ancora una volta di fronte a una situazione assai preoccupante nell’Italia meridionale, dove Ottaviano degli Ubaldini non era riuscito a contenere efficacemente l’azione di Manfredi, che, nominato baiulo del Regno per il nipote Corradino, era riuscito ad assumere il controllo del potere. A. dové, quindi, assistere, senza nessuna possibilità d’intervenire efficacemente, allo stabilirsi dell’alleanza di Manfredi con Genova e Venezia, e all’abile manovra, con cui Manfredi, spargendo ad arte la notizia della morte del pupillo e nipote Corradino, riuscì a farsi incoronare re di Sicilia nel duomo di Palermo l’11 ag. 1258, senza preoccuparsi affatto di richiedere neppure il benestare del pontefice. Di fronte a questo gesto, che, trascurando l’alta sovranità del papato sul Mezzogiorno d’Italia, metteva in pericolo le basi della politica pontificia verso il Regno di Sicilia e l’Italia tutta, A., che fino a quel momento aveva esitato e mostrato perplessità nei riguardi di Manfredi, agi con ogni decisione, lanciando, il 10 apr. 1259, la scomunica contro di lui e tutti i suoi sostenitori. Dovette, però, ben presto accorgersi che la questione del Regno si allargava a questione italiana, perché intorno al re svevo s’adunavano tutti i ghibellini dell’Italia centrale, per attaccare Firenze, la roccaforte guelfa, che fu gravemente battuta a Montaperti il 4 sett. 1260. Il papa, che nulla aveva potuto fare per aiutare Firenze, dovette limitarsi a lanciare, il 18 nov. 1260, un’altra solenne scomunica, che includeva questa volta, oltre a Manfredi, anche i Senesi e tutti coloro che avevano militato fra i ghibellini.

Alla crescente fortuna di Manfredi aveva finito con l’aderire anche Branca-leone degli Andalò fino alla sua morte nel 1258; e nulla A. aveva potuto fare. Anzi, quando il papa, morto Brancaleone, cercò d’impedire l’elezione d’un altro senatore, ebbe l’affronto non solo di veder trascurata la sua ingiunzione, ma addirittura di saper rieletto lo zio stesso di Brancaleone, Castellano degli Andalò. Riuscì, tuttavia, a prendere il controllo della situazione pochi mesi dopo, quando, espulso Castellano, dopo molte e meschine vicende, il papa, con la nobiltà romana, riuscì a dare un nuovo indirizzo alla carica senatoriale, che fu affidata a due senatori, scelti fra i nobili. Contemporaneamente bloccava tre tentativi d’inserirsi nella situazione locale romana, per profittarne, compiuti da Alfonso di Castiglia, Riccardo di Cornovaglia e Manfredi, giudicati tutti, per motivi diversi, pericolosi per l’autonomia di Roma e per la sicurezza della Chiesa.

Ancor più grave si era andata facendo per Alessandro, la situazione dell’Italia settentrionale e dell’Impero. Nel Veneto, infatti, estendeva sempre più il suo potere Ezzelino da Romano, che, facendosi beffe delle scomuniche papali, andava organizzando il suo stato da Trento al Po ed al mare, spezzando le resistenze delle città guelfe, come Padova e Vicenza, grazie all’appoggio del fratello e del marchese Oberto Pelavicino. Nè molto A. contribuì al formarsi di quel fronte di città e di signori feudali, che, nel timore dell’eccessiva potenza d’Ezzelino, si collegarono per combatterlo e riuscirono infine a sconfiggerlo a Soncino nel 1259.

In realtà, di fronte a situazioni così complesse, A. non ebbe nè l’energia coraggiosa dei suoi predecessori nè l’accorta abilità politica del suo successore, facendosi trascinare dagli eventi, più che dominarli. È in questo senso caratteristico l’atteggiamento di A. di fronte al problema dell’impero dopo la morte, nel 1256, di Guglielmo d’Olanda. Se riuscì a resistere, come s’è visto, ai tentativi dei tre pretendenti all’impero Riccardo di Cornovaglia, Alfonso di Castiglia e Manfredi, quando questi avevano tentato d’inserirsi nella scottante situazione di Roma, A. non seppe decidersi, escluso subito e nettamente Manfredi, fra Alfonso e Riccardo; anzi, più propenso al primo, nulla seppe fare per appoggiarlo, sì che questi si rivolse, per aiuto in Italia settentrionale ed in Germania, a Ezzelino da Romano.

Mentre in questa attività politica, troppo spesso, non sapendosi decidere, si lasciò guidare dalle citcostanze o dalle personalità più influenti della Curia, A. ha avuto, invece, notevole rilievo nella vita religiosa della cristianità. Si preoccupò di attirami l’attenzione e la benevolenza del clero orientale, regolando equamente irapporti tra Latini e Greci a Cipro, conferendo il titolo di patriarca (maronita) d’Antiochia al capo dei maroniti, che aveva riconosciuto la supremazia del pontefice, e facendo ancora un tentativo, ma vano, presso Teodoro IV Lascaris per l’unione tra la Chiesa latina e quella greca, cercando, infine, di organizzare intprno a Béla IV, re d’Ungheria, una resistenza di tutta la Cristianità contro il pericolo tataro.

Ancora più importanti le decisioni riguardanti direttamente la vita della Chiesa, ove cercò di eliminare alcuni abusi introdottisi durante i pontificati precedenti, prescrivendo fra l’altro un termine preciso di sei mesi per il ricevimento della consacrazione da parte del vescovo eletto e ribadendo l’obbligo della visita do ad limina da parte dei vescovi.

Quanto agli Ordini religiosi, va di lui ricordata specialmente la cosiddetta “grande unione” dei vari gruppi di eremiti retti dalla regola di s. Agostino nell’unico Ordine degli eremitani di s. Agostino (bolla Licet ecclesiae del 9 apr. 1256) e, ancor più, l’appoggio da lui dato, senza riserve, ai frati predicatori e ai Minori. Malgrado le lagnanze accompagnate spesso da tumulti, che da molte parti si levavano contro l’attività di cura d’anime dei due Ordini mendicanti, all’opera dei quali erano stai.e poste delle limitazioni da Innocenzo IV (bolla Etsi animarum del 20 nov. 1254), A. annullò la bolla Etsi animarum con la sua Nec insolitum del 22 dic. 1254. Si preoccupò poi anche di rassicurarli, specialmente per quanto riguardava la spinosa questione delle due cattedre di teologia all’università di Parigi.

Partendo da considerazioni di ordine esca-a tologico Guglielmo di Saint-Amour nel suo De periculis novissimorum temporum aveva, nel 1255, rivolto gravi accuse a francescani e domenicani, contestando loro il diritto d’insegnare a Parigi e ribadendo le accuse di scarsa ortodossia, già messe in circolazione dopo la condanna dell’Introductorium in Evangelium aeternum di Gerardo di Borgo S. Donnino. Il papa, come aveva condannato l’Introductoriwn,cosi sottopose l’opera di Guglielmo ad un vero e proprio esame teologico, dopo il quale la condannò nella bolla Romanus pontifex del 5 ott. 1256.

Alessandro Iv, troncando ogni contrasto tra maestri mendicanti e maestri secolari e prescindendo dagli esami teologici delle opere di Gerardo di Borgo S. Donnino e di Guglielmo di Saint-Amour, confermò ogni diritto dei mendicanti nell’università con la bolla Quasi lignum vitae del 14 apr. 1255, che, di fatto, poneva termine per sempre alla questione, anche se si prolungarono le discussioni e le polemiche.

Ebbe cari particolarmente i frati minori, sia per tradizione familiare (si ricordi l’amicizia di Ugolino di Ostia per s. Francesco), sia per la carica da lui rivestita di cardinale protettore: si preoccupò, quindi, di assicurare la pace interna dell’Ordine, già diviso dai contrasti tra Spirituali e Comunità, e a tal fine consigliò le dimissioni di Giovanni da Parma e l’elezione di Bonaventura da Bagnoregio nel capitolo di Roma del 2 febbr. 1257.

Sotto il suo pontificato fu canonizzata Chiara d’Assisi.

In tutta questa sua attività religiosa, fu guidato da una severa e netta coscienza del suo dovere di pontefice, come si ricava anche dalla sua attività in difesa dell’ortodossia e nei riguardi dei movimenti religiosi del suo tempo. Oltre alla condanna di Gerardo di Borgo S. Donnino e di Guglielmo di Saint-Amour, è da ricordare anche quella di molte tesi di Gioacchino da Fiore menzionate nel cosiddetto protocollo d’Anagni. Appoggiò e sostenne l’opera degli inquisitori; vide, ma senza reazioni a noi note, nel 1260, il sorgere e il diffondersi del moto dei flagellanti.

Ancora nel pieno di questa sua attività politica e religiosa, morì a Viterbo il 25 maggio 1261, ma restà tutto intero il mistero relativo alla sua tomba, tuttora irrisolto.

Fonti e Bibl.: Treccani e da: Les régistres d’Alexandre IV,a cura di C. Bourel de la Roncière, I. de Loye, P. de Cenival, A. Coulon, Paris 1902-1959. Degna di nota è sempre la monografia di F. Tenckhoff, Papst Alexander IV.,Paderborn 1907, con ampia bibliografia, a cui vanno aggiunti E. Jordan, Les origines de la domin. angevine en Italie,Paris 1909, cfr. Indice;R. Morghen, Il tramonto della potenza sveva in Italia,Roma 1942, cfr. Indice;J. Haller, Das Papsttum,IV, Stuttgart 1952, pp. 272-291, 442-447; per la famiglia e per i rapporti di parentela con Gregorio IX valgono sempre le conclusioni di R. Morghen, Le relazioni del monastero sublacense col papato, la feudalità e il comune nell’alto medio evo,in Arch. d. R. Soc. romana di storia patria,LI (1928), pp. 239-241, 258-262, e di G. Marchetti Longhi, Ricerche sulla famiglia di papa Gregorio IX, ibid.,LXVII (1944), p. 282; per la sua attività al seguito di Ugolino di Ostia nell’Italia settentrionale v.: Registri dei cardinali Ugolino d’Ostia e Ottaviano degli Ubaldini,a cura di G. Levi, Roma 1890, in Fonti Per la storia d’italia,VIII, cfr. Indice,e Storia di Milano,IV, Milano 1954,pp. 202 s.; per i rapporti tra A. e Roma si veda in particolare E. Dupré Theseider, Roma dal comune di popolo alla signoria pontificia,Bologna 1952, pp. 34-86; per l’atteggiamento di A. nella controversia all’università di Parigi uno sguardo complessivo in D.L. Douie, The Conflict between the Seculars and the Mendicants at the University of Paris in the XIIIth Century,London 1954; Dict. d’Hist. et de Géogr. Ecclés.,II, coll. 214-216; Enc. Ital.,II, pp. 341 s.

Successo per la Prima Escursione di Luglio della Pro Loco di Jenne: natura e sport tra i paesaggi dei Monti Simbruini

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JENNE – Si è svolta con successo la prima escursione di luglio organizzata dalla Pro Loco di Jenne, nell’ambito delle attività estive dedicate agli amanti della natura e del trekking. L’appuntamento, che ha visto la partecipazione di dieci escursionisti, ha avuto luogo domenica 6 luglio lungo il suggestivo percorso da Campo dell’Osso a Camposecco.

Il tragitto, della lunghezza di circa 13 chilometri e con un dislivello complessivo di 200 metri, ha offerto un’esperienza immersiva tra fitti boschi e panorami aperti, culminando nella splendida piana di Camposecco, uno dei luoghi più affascinanti dei Monti Simbruini, area naturale protetta e meta molto amata da escursionisti, ciclisti e amanti della montagna.

La giornata ha coinciso con una notevole presenza di turisti nella zona: numerosi camminatori, ciclisti e visitatori hanno popolato i sentieri del parco, approfittando delle favorevoli condizioni climatiche per godere delle bellezze ambientali del territorio.

La Pro Loco di Jenne proseguirà nelle prossime settimane con nuove iniziative all’aria aperta, volte a valorizzare il patrimonio naturalistico e culturale locale. Un’occasione perfetta per scoprire angoli incontaminati del Lazio e riscoprire il piacere del camminare in compagnia.

Escursione nella Natura: il 6 Luglio si Cammina da Campo dell’Osso a Camposecco con la Pro Loco di Jenne

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Jenne – . Un’occasione imperdibile per gli amanti della natura e delle passeggiate all’aria aperta: l’Associazione Pro Loco APS di Jenne organizza un’escursione gratuita da Campo dell’Osso a Camposecco, nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.

L’iniziativa, aperta a tutti – adulti, bambini abituati a camminare e persino cani – prevede un percorso escursionistico di circa 12 km (andata e ritorno), facile e con un modesto dislivello, ideale per trascorrere una giornata di relax tra i paesaggi mozzafiato dell’Appennino laziale.

Il ritrovo è fissato per le ore 9:30 presso il bar “Il Rifugio”; il rientro è previsto intorno alle 16:30. Il trasferimento fino al punto di partenza sarà a cura dei partecipanti, con mezzi propri, mentre il pranzo sarà al sacco.

Gli organizzatori consigliano di indossare un abbigliamento comodo: maglietta, pantaloni lunghi, scarpe da trekking e berretto per il sole. È inoltre raccomandato portare con sé una borraccia con acqua, zaino, spray per insetti, maglietta di ricambio, k-way e naturalmente qualcosa da mangiare durante la pausa pranzo.

Non è richiesta prenotazione. Per ulteriori informazioni è possibile contattare Francesco (338 4355172) o Mario (335 8716258).

Una giornata all’insegna della natura, della convivialità e della scoperta di uno dei luoghi più affascinanti dei Monti Simbruini.

Rischio incendi, nel Lazio disposto divieto di accensione fuochi

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Jenne – In vista del periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi, la Regione Lazio, come negli anni precedenti, ha disposto il divieto relativo all’accensione di fuochi all’aperto e l’utilizzo di fuochi artificiali durante il periodo compreso tra il 15 giugno e il 15 ottobre 2025. Questo divieto è esteso a tutto il territorio regionale e mira a prevenire il rischio di incendi boschivi durante i mesi più caldi e secchi. 

Queste le misure di prevenzione:
  • Divieto di accensione fuochi:

    È vietato accendere fuochi all’aperto, compresi falò e barbecue, in aree boschive, cespugliate, arborate e a pascolo, nonché in prossimità di tali aree. 

  • Divieto di fuochi artificiali:

    È vietato utilizzare fuochi artificiali, petardi, botti e razzi che possano generare scintille o fiamme libere, che potrebbero innescare incendi. 

  • Pulizia dei terreni:

    I proprietari di terreni devono provvedere alla pulizia e alla rimozione di materiale vegetale secco e infiammabile, evitando di creare cumuli che potrebbero prendere fuoco. 

Sanzioni:
  • Chi viola il divieto di accensione fuochi o di utilizzo di fuochi artificiali è soggetto a sanzioni penali. 
Periodo di validità:
  • Il divieto è in vigore dal 15 giugno al 15 ottobre 2025. 
L’amministrazione comunale di Jenne raccomanda di prestare particolare attenzione durante le giornate ventose e di evitare comportamenti che potrebbero causare incendi. 

Rally Roma Capitale, grande attesa per la tappa Jenne-Monasteri!

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Jenne – Il borgo perla della valle Aniene torna protagonista con uno degli eventi più prestigiosi nel contesto veicolare.  Entro il 19 giugno 2025 ci si potrà ancora iscrivere Le iscrizioni si effettuano esclusivamente tramite il portale ufficiale della FIA. 

Via dunque  al Rally di Roma Capitale 2025, quinto round del FIA European Rally Championship e del Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco in programma dal 4 al 6 luglio 2025.
L’edizione 2025 si presenta ricca di novità e conferma la volontà di Motorsport Italia e Max Rendina di offrire un evento altamente competitivo e spettacolare, con alcune prove speciali inedite e modifiche chiave, ma con la conferma degli asset strategici del programma tra cui la centralità di Roma e l’headquarter a Fiuggi in Ciociaria. All’interno del calendario europeo è l’unica gara che presenterà due prove speciali da oltre 30 chilometri, una per tappa, con un disegno che valorizza in maniera molto forte l’unicità del territorio e la sua storia millenaria.

L’evento prosegue anche quest’anno il suo percorso nell’ottica dell’eccellenza e del rispetto ambientale, confermandosi l’unico del campionato ad aver ottenuto le tre stelle nell’ambito del FIA Environmental Programme.

La Qualifying Stage “Fumone” seppure mantenga il nome, avrà una configurazione inedita nei primi 2.5 chilometri essendo in senso opposto rispetto allo scorso anno per agganciarsi nella parte centrale alla la speciale 2024 di Alatri percorrendola per circa 4 chilometri fino ad uno spettacolare salto che concluderà questo tratto.

La gara si trasferirà poi a Roma per la imperdibile cerimonia d’apertura nel cuore della Città Eterna, la cartolina che ha portato il Rally di Roma Capitale sugli schermi di tutto il mondo.

La prima tappa, sabato 5 luglio, aprirà subito con delle novità. Apriprà la “Collepardo – Pozzo D’Antullo” di 6,47km, interamente inedita, che collegherà Vico del Lazio a Collepardo, terminando presso lo storico sito del Pozzo d’Antullo. Il Pozzo d’Antullo è una spettacolare dolina carsica nei Monti Ernici, famosa per la sua impressionante voragine profonda oltre 40 metri e circondata da fitta vegetazione. Un suggestivo trasferimento porterà poi gli equipaggi ad attraversare la Gola dell’Inferno e a passare davanti alla Certosa di Trisulti.

L’attesa del sabato è tutta per la nuova “Torre di Cicerone”, una prova di ben 34,57 km quasi interamente nuova, che partirà dall’acquedotto romano di Fontana Liri per arrivare alla Necropoli di Civitavecchia e concludersi alla Torre di Cicerone, ad Arpino, luogo natale dell’illustre oratore romano.

A seguire la “Santopadre” vedrà una leggera rivisitazione rispetto al 2024, anticipando la partenza di un chilometro e terminando con il caratteristico salto finale, molto popolare tra gli spettatori, circondato da un’arena naturale ideata per gli spettatori.

Domenica 6 luglio si partirà con la “Guarcino-Altipiani”, ormai classica del rally e unica in Italia con la spettacolare tyre warming zone in apertura. “Canterano-Subiaco” sarà la prova regina della seconda giornata, lunga oltre 30km. Ll’ultimo tratto riprenderà la parte finale della prova “Cave-Subiaco” della scorsa edizione, ma nel suo complesso la speciale potrebbe essere cruciale nella definizione della classifica finale.

Grande spettacolo televisivo sarà garantito dalla speciale conclusiva, la “Jenne-Monastero”, che nel suo secondo passaggio sarà Power Stage della gara. Caratterizzata dal passaggio attraverso i tunnel naturali scavati nella roccia presso il Monastero di Santa Scolastica, con suggestivi giochi di luce e ombra, rappresenta un’altra chicca sportiva e paesaggistica di questa edizione del Rally di Roma Capitale.

L’arrivo sarà sempre a Fiuggi, così come il parco assistenza, suddiviso in più zone, e tutto il Rally HQ ricavato nel nuovo auditorium all’inizio del paese.

Tra luce e silenzio: il tramonto di Jenne, perla della Valle Aniene

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Jenne 15 giu 2025 – C’è un momento in cui il tempo sembra fermarsi, in cui la natura prende la parola e racconta storie silenziose fatte di luce e respiro. È il momento in cui il sole cala dietro le montagne e abbraccia con i suoi ultimi raggi i tetti, le valli, i fiori. Ed è proprio in quel momento che Jenne, incastonata come una gemma preziosa nel cuore della Valle Aniene, si rivela nella sua forma più poetica.

In questa fotografia, il sole si adagia dolcemente tra le creste montuose, tingendo il cielo di sfumature calde che vanno dall’oro al pesca, dal rosa tenue al violetto incipiente della sera. In primo piano, i fiori – vividi, quasi in preghiera – raccolgono e riflettono questa luce dorata, come se volessero trattenerla ancora un po’.

La bellezza di Jenne non è solo nei panorami: è nella quiete sospesa che si respira, nel suono discreto del vento tra gli alberi, nel profumo della terra e dei fiori che accompagnano ogni passo. È un luogo che invita alla lentezza, al raccoglimento, alla meraviglia.

Chi arriva qui non si limita a visitare: vive un’esperienza intima, quasi spirituale. Il tramonto di Jenne non si guarda soltanto con gli occhi, ma si sente dentro, come un abbraccio che scalda il cuore e invita a tornare.

Lasciati conquistare da Jenne. Vieni a scoprirla al calar del sole, quando tutto tace… e la bellezza parla.

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ph: ritamolinari

Jenne, perla fiorita della Valle Aniene: un’estate tutta da vivere

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Nel cuore dell’Alta Valle dell’Aniene, incastonato come un gioiello tra le montagne del Lazio, sorge Jenne, uno dei borghi più suggestivi e autentici dell’Italia centrale. Con la sua atmosfera senza tempo, la sua storia millenaria e un paesaggio che parla di natura incontaminata, Jenne si prepara a vivere una nuova estate all’insegna della bellezza, della tradizione e della convivialità.

Appena arriva la bella stagione, il borgo si trasforma: balconi, vicoli e piazzette si colorano e si profumano di fiori, in un’esplosione di colori che rende ogni angolo un piccolo quadro vivente. È la natura stessa, rigogliosa e generosa, a fare da cornice perfetta a questo luogo incantato, dove l’aria è fresca e pulita e il tempo sembra scorrere più lentamente.

Jenne affonda le sue radici in epoche antichissime. Già menzionato in documenti medievali, il paese ha attraversato secoli di storia, conservando con orgoglio il proprio patrimonio architettonico e culturale. Le sue stradine acciottolate, le case in pietra, la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo e i panorami mozzafiato sulla Valle dell’Aniene raccontano di un passato nobile e di una comunità legata alle proprie origini. Vi nacque Papa Alessandro IV.

Ma è d’estate che Jenne mostra il suo volto più vivace, ma nondimeno è l’inverno, soprattutto nel periodo natalizio, comunque:  “Siamo pronti per una nuova estate tutta da vivere insieme”, afferma con entusiasmo il sindaco Giorgio Pacchiarotti. E in effetti, il calendario delle iniziative è ricco e variegato: feste popolari, eventi culturali, concerti sotto le stelle, escursioni tra i boschi e le sorgenti della valle, laboratori per bambini, degustazioni di prodotti tipici. Ogni attività è pensata per accogliere i visitatori e farli sentire parte della comunità, in un clima di autentica ospitalità.

In un’epoca in cui si cerca sempre più un turismo lento, fatto di esperienze genuine e contatto con la natura, Jenne rappresenta una destinazione ideale. Qui si respira un’armonia rara, tra paesaggio, storia e vita quotidiana. È il luogo perfetto per chi desidera ritrovare il senso del tempo, lasciarsi incantare dai profumi dell’estate e vivere emozioni semplici ma indimenticabili.

Jenne vi aspetta, fiorita e accogliente, pronta a regalarvi un’estate magica nel cuore verde della Valle Aniene.

(Editoriale di Uffici Stampa Nazionali)

Giornata mondiale dell’ambiente, il sindaco: “serve profonda responsabilità personale di tutela”

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JENNE 5 GIUGNO 2025 – Oggi 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente, un appuntamento annuale che dal 1973 invita a riflettere sul nostro rapporto con la Terra. L’edizione 2025 è un appello urgente e globale: basta inquinamento da plastica.

Promossa dalle Nazioni Unite, questa giornata è nata per ispirare un’azione collettiva a favore della salvaguardia del pianeta e per risvegliare le coscienze individuali. Oggi più che mai, non possiamo permetterci l’indifferenza.

Dal primo slogan “Una sola Terra” nel 1973, ogni Giornata Mondiale dell’Ambiente ha cercato di accendere i riflettori su temi cruciali per la nostra sopravvivenza. Il 5 giugno è stato scelto per ricordare la storica Conferenza ONU sull’Ambiente Umano del 1972, che segnò l’inizio di un percorso globale verso una maggiore consapevolezza ecologica. Quello stesso anno nacque anche l’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

“Ma questa giornata – spiega il sindaco Giorgio Pacchiarotti – non è solo un evento globale: è un momento di profonda responsabilità personale. È un invito a fermarsi, guardarsi intorno e chiedersi: che impatto ha la mia vita sull’ambiente? Siamo chiamati a trasformarci da semplici spettatori ad agenti di cambiamento. Il nostro territorio vanta particolari beltà ambientali, l’Alta Valle Aniene è un territorio stupendo, da proteggere e da valorizzare. Noi siamo in costante azione per questo, tutela, conservazione e promozione del territorio nel rispetto assoluto del decoro urbano e del patrimonio naturalistico”.

Possiamo ancora cambiare le cose, ma dobbiamo farlo insieme, adesso!