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maggio 2026

Jenne ospita la “Expectations Conference”: al centro il futuro del fiume e dei piccoli borghi

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Jenne si prepara ad accogliere un importante momento di confronto dedicato alla tutela ambientale e allo sviluppo delle aree interne. Sabato 30 maggio 2026, presso la Sala Consiliare del Comune, si terrà la “Expectations Conference” dal titolo “Un futuro per il fiume, un fiume per il futuro”.

L’iniziativa è promossa dal Club organizzatore in collaborazione con il Comune di Jenne e punta a riunire il mondo della pesca sportiva, le pubbliche amministrazioni centrali e locali, operatori economici, enti della società civile e comunità del territorio.

Al centro dell’incontro il tema delle Riserve di Pesca come strumento strategico per la tutela dell’ambiente, la valorizzazione dei corsi d’acqua e le prospettive di crescita dei piccoli borghi dell’Appennino.

L’appuntamento rappresenterà un’occasione di confronto sulle opportunità legate al turismo sostenibile, alla salvaguardia dell’ecosistema fluviale e allo sviluppo economico delle comunità locali attraverso una gestione integrata delle risorse naturali.

L’obiettivo degli organizzatori è quello di costruire un dialogo concreto tra istituzioni, associazioni e territori, individuando nuove strategie capaci di coniugare tutela ambientale, pesca sportiva e rilancio delle aree interne.

Jenne, perla della valle Aniene come un quadro d’autore!

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EDITORIALE  – C’è un luogo, nel cuore dei Monti Simbruini, dove la natura sembra dipinta a mano e il tempo conserva ancora il sapore autentico dei borghi di montagna. Quel luogo è Jenne, piccolo centro dell’Alta Valle dell’Aniene che domina vallate verdi e scenari appenninici capaci di lasciare senza fiato.

Adagiato lungo il crinale della montagna, Jenne appare come un quadro vivente: boschi che si rincorrono fino all’orizzonte, cieli limpidi, silenzi interrotti soltanto dal vento e scorci che raccontano la parte più autentica del Lazio interno. Un borgo raccolto, elegante nella sua semplicità, dove ogni vicolo conserva tracce di storia e identità.

Jenne è conosciuto anche per aver dato i natali a Papa Alessandro IV, figura centrale della Chiesa medievale. La memoria del pontefice è ancora oggi parte integrante della storia locale e contribuisce a rendere il borgo un luogo dal forte valore culturale e spirituale.

Immerso nel territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, il paese rappresenta una delle mete più suggestive per chi ama la montagna, il trekking e il turismo lento. Sentieri, aree boschive e percorsi panoramici attirano ogni anno visitatori in cerca di aria pulita, relax e contatto con la natura.

Ma Jenne non è soltanto natura. È soprattutto accoglienza. Nel borgo il visitatore trova un’atmosfera familiare, ritmi rilassati e una qualità della vita sempre più apprezzata da chi sceglie di trascorrere periodi di vacanza lontano dal caos cittadino. Ristorazione tipica, eventi culturali e tradizioni popolari contribuiscono a rendere il paese una meta ideale durante tutto l’anno, in particolare nei mesi estivi.

Proprio l’estate 2026 si prepara a diventare una stagione ricca di appuntamenti. Manifestazioni, serate musicali, iniziative all’aperto e momenti dedicati alla valorizzazione del territorio animeranno il centro storico e le piazze del paese, con l’obiettivo di promuovere turismo, cultura e identità locale.

Passeggiare a Jenne significa attraversare un luogo dove il paesaggio si fonde con la storia. Dai punti panoramici che dominano la Valle dell’Aniene fino ai vicoli in pietra del centro storico, tutto contribuisce a creare la sensazione di trovarsi dentro un’opera d’arte naturale.

In un’epoca in cui sempre più persone cercano luoghi autentici e vivibili, Jenne continua così a distinguersi come una delle perle più preziose dell’Appennino laziale: un borgo da visitare, da vivere e da ricordare.

Lutto per la scomparsa del caro Angelo De Santis

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Questa mattina presso l’Ospedale “Leopoldo Parodi Delfino” di Colleferro (Roma), si è spento il caro

ANGELO DE SANTIS

di anni 49

Lascia il padre Umberto, la madre Carla Lauri, il fratello Daniele, i familiari ed i parenti tutti.

Jenne – Vallepietra, 21 maggio 2026

I funerali si svolgeranno domani venerdì 22 maggio 2026 alle ore 14.30 presso la Chiesa di San Giovanni Evangelista in Vallepietra (Roma).

 

Il sindaco e l’amministrazione comunale di Jenne partecipano al lutto che ha colpito la famiglia ed esprimono vicinanza per questo triste accadimento.

 

Jennesina 2026, svelate maglia e medaglia: torna la corsa sul falsopiano piu’ bello del mondo!

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JENNE – È già partita la corsa verso la diciannovesima edizione de “La Jennesina”, una delle gare podistiche più amate e suggestive del panorama laziale. L’ASD Tivoli Marathon ha infatti presentato in anteprima ufficiale la nuova maglia tecnica e la medaglia celebrativa dell’edizione 2026, alimentando entusiasmo e attesa tra runners e appassionati.

 L’appuntamento è fissato per sabato 4 luglio 2026, quando centinaia di atleti torneranno a sfidarsi lungo i 10,2 chilometri che collegano il Monastero di Santa Scolastica di Subiaco al borgo di Jenne, nel cuore del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.

 Considerata da molti podisti “il falsopiano in salita più bello e veloce del mondo”, La Jennesina rappresenta ormai un evento simbolo dell’estate sportiva nel Lazio. Il percorso si sviluppa interamente lungo la panoramica strada che costeggia la gola dell’Aniene, regalando ai partecipanti uno scenario unico tra natura, montagne e tramonti mozzafiato.

 La partenza della gara è prevista alle ore 18 dal Monastero di Santa Scolastica, mentre l’arrivo sarà come da tradizione nel centro di Jenne, dove ad attendere gli atleti ci saranno pubblico, musica e festa finale.

 L’organizzazione, curata dall’ASD Tivoli Marathon, sta già lavorando ai dettagli logistici e all’accoglienza degli atleti provenienti da tutta Italia. Le iscrizioni alla gara competitiva saranno disponibili sulla piattaforma Icron e, come avviene ogni anno, si chiuderanno nei primi giorni di luglio. Aggiornamenti su quote, regolamento e ritiro del pacco gara saranno pubblicati sui portali specializzati del circuito podistico laziale.

 La presentazione della maglia e della medaglia ufficiale conferma la volontà degli organizzatori di rendere l’edizione 2026 ancora più spettacolare, consolidando La Jennesina come uno degli appuntamenti sportivi più attesi dell’estate e una straordinaria vetrina per il territorio della valle dell’Aniene.

 

Lutto a Jenne per la scomparsa di Giulio Fratticci

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Questa notte presso l’Italian Hospital Group di Guidonia è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari all’età di anni 79

GIULIO FRATTICCI

Lascia la moglie Teresa, i figli Massimo e Danilo, la nuora, i nipoti ed i familiari tutti.

I funerali avranno luogo sabato 16 Maggio 2026 alle ore 11.30 presso la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo in Jenne

Jenne, 15 maggio 2026

Il sindaco e l’amministrazione comunale partecipano al lutto della famiglia per la perdita del caro Giulio.

 

Emozione e fede al pellegrinaggio jennese per la Madonna di Fatima

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JENNE  14 MAG 2026 – Una serata intensa di spiritualità, preghiera e profonda partecipazione emotiva ha accompagnato il pellegrinaggio dei fedeli di Jenne al santuario di Santuario di San Vittorino Romano in occasione della ricorrenza della Madonna di Fatima.

Il nutrito gruppo di pellegrini è partito ieri alle 19.30 da Jenne a bordo di tre pulmini da nove posti messi gratuitamente a disposizione dal Comune, raggiungendo il santuario in un clima di raccoglimento e devozione.

La serata è entrata nel vivo alle 21 con il rosario meditato e la suggestiva fiaccolata nel parco del santuario. Le preghiere, accompagnate dai canti del coro e dalle note dell’organo, hanno creato un’atmosfera di intensa partecipazione spirituale che ha coinvolto profondamente tutti i presenti.

Particolarmente apprezzata l’esibizione del coro della diocesi di Tivoli diretto dal maestro Manuele Orati,  che con musiche e canti liturgici ha emozionato i fedeli raccolti in preghiera.

A seguire è stata celebrata la Santa Messa officiata dal vescovo della diocesi di Tivoli, Mauro Parmeggiani, che ha guidato la comunità in un momento di forte raccoglimento e riflessione spirituale.

Molti partecipanti hanno raccontato di aver vissuto un’esperienza intensa e toccante, segnata da commozione, gratitudine e condivisione. Una serata che ha lasciato nel cuore dei pellegrini un profondo senso di pace e vicinanza alla fede, nella cornice suggestiva del santuario illuminato dalle fiaccole e dalla preghiera corale.

“E’ stata una emozione ed una esperienza di grande effetto, interiore, di fede e comunitario – ha affermato il vice sindaco Cristiano Lauri che ha guidato il pellegrinaggio – una comunità che condivide la fede, è una comunità che cresce”.

La storia della Madonna di Fatima

La devozione alla Madonna di Fatima nasce in Fatima nel 1917, quando, secondo la tradizione cattolica, la Vergine Maria apparve a tre piccoli pastori: Lucia dos Santos e i cugini Francesco e Giacinta Marto.

Le apparizioni avvennero tra il 13 maggio e il 13 ottobre del 1917 nella località di Cova da Iria. Durante gli incontri, la Madonna invitò i fedeli alla preghiera, alla conversione, alla penitenza e alla recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo.

L’ultima apparizione, il 13 ottobre, fu accompagnata dal cosiddetto “miracolo del sole”, assistito da migliaia di persone. Da allora Fatima è diventato uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio mariano al mondo, simbolo di fede, speranza e devozione popolare.

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Viabilità, quasi conclusi i lavori sulla SP 45/a tra Subiaco, Jenne e Vallepietra

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JENNE – Sono in fase di ultimazione i lavori di ripavimentazione sulla strada provinciale SP 45/a Subiaco–Jenne–Vallepietra, nel tratto compreso tra il chilometro 8+100 e il chilometro 9+500. L’intervento punta a migliorare la sicurezza stradale e la qualità della percorrenza lungo una delle arterie più utilizzate dell’area.

Le operazioni hanno riguardato la fresatura del vecchio manto stradale e il successivo rifacimento del binder e del tappeto d’usura, necessari per garantire una carreggiata più sicura e uniforme.

Al termine dei lavori è previsto anche il ripristino della segnaletica orizzontale, così da completare l’intervento di manutenzione e restituire agli automobilisti un tratto stradale completamente rinnovato.

La SP 45/a collega i territori di Subiaco, Jenne e Vallepietra, rappresentando un collegamento importante per residenti e visitatori dell’area montana dell’alta Valle dell’Aniene.

A Jenne lezioni antitruffa: Carabinieri in azione per la prevenzione!

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JENNE – Nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Maria delle Grazie, situata proprio al bivio che conduce al borgo di Jenne, si è svolto un importante incontro dedicato alla prevenzione delle truffe ai danni degli anziani.

Protagonista dell’iniziativa il comandante della stazione Carabinieri di Vallepietra, il maresciallo Federico Pistoia, che dopo la tradizionale recita del rosario del mese di maggio da parte delle donne iennesi, si è intrattenuto con i presenti affrontando uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi tempi: le truffe perpetrate soprattutto nei confronti delle persone anziane, considerate dai malviventi le vittime più vulnerabili.

Nel corso dell’incontro, il maresciallo Pistoia ha illustrato con esempi concreti le modalità più frequenti utilizzate dai truffatori. Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno dei falsi corrieri  che si aggirano nei piccoli borghi spacciandosi per addetti alle consegne e che, con vari pretesti, chiedono denaro agli anziani.

Il comandante ha inoltre messo in guardia i cittadini rispetto ai falsi messaggi attribuiti a Poste Italiane, spesso inviati con la scusa di verifiche sui conti correnti o di presunti problemi amministrativi. In questi casi il consiglio rivolto ai presenti è stato quello di non fidarsi dei messaggi ricevuti sul cellulare e di verificare sempre direttamente presso gli uffici postali eventuali comunicazioni sospette.

Altro tema affrontato è stato quello delle telefonate fraudolente, con particolare riguardo alle chiamate ricevute sul telefono fisso, ancora oggi uno degli strumenti più utilizzati dai truffatori per contattare gli anziani, generando paura e confusione con richieste di denaro o informazioni personali.

L’incontro si è svolto in un clima di grande attenzione e partecipazione, con il gruppo di devote alla Madonna,  che hanno ascoltato i consigli forniti dal maresciallo Pistoia, ringraziandolo per la vicinanza e per l’importante opera di sensibilizzazione svolta sul territorio. Un’iniziativa concreta che conferma l’impegno dell’Arma dei Carabinieri nella tutela delle fasce più deboli della popolazione e nella diffusione della cultura della prevenzione anche nei piccoli centri montani.

Festa della Mamma, un filo invisibile che non si spezza mai

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A tutte le mamme jennesi e di ogni dove oggi il nostro pensiero ed il nostro grazie!

Jenne – 10 maggio 2026 In Italia e in molti Paesi del mondo si celebra oggi la Festa della Mamma, una ricorrenza che attraversa il tempo, le generazioni e perfino l’assenza. Perché una madre non smette di esserlo quando i figli diventano adulti, e nemmeno quando lascia questa terra. Resta nei gesti imparati senza accorgercene, nelle parole che riaffiorano nei momenti difficili, nella memoria che continua a nutrire il cuore. È il primo volto che riconosciamo e spesso l’ultimo nome che custodiamo nell’anima.

 

La Festa della Mamma non è soltanto una ricorrenza commerciale o un appuntamento sul calendario. È una delle celebrazioni più intime dell’umanità, perché riguarda il legame originario, quel cordone invisibile che non si recide mai davvero. Cambia forma, attraversa la distanza, sopravvive al tempo e persino alla morte. Una madre resta presenza anche nell’assenza.

 

Nella società contemporanea, veloce e distratta, la figura materna continua a rappresentare un presidio silenzioso di umanità. Le madri sono spesso il primo rifugio contro la paura, il primo incoraggiamento davanti alle cadute, la mano che sostiene senza chiedere nulla in cambio. E accanto alle madri, oggi, la memoria collettiva abbraccia anche le nonne: donne che hanno custodito famiglie, tramandato valori, attraversato guerre, povertà, rinunce e trasformazioni sociali mantenendo acceso il fuoco della casa e degli affetti.

 

La nonna è la memoria vivente delle radici. È il racconto ripetuto cento volte che finisce per diventare identità. È il profumo del pane, la pazienza dell’attesa, la saggezza semplice delle cose essenziali. In molte famiglie italiane, è stata ed è ancora il ponte tra passato e futuro, la custode delle tradizioni e dell’amore incondizionato.

 

La storia della Festa della Mamma affonda le proprie origini nell’antichità. Già le civiltà greche e romane dedicavano feste alle divinità femminili simbolo della fertilità e della vita. La celebrazione moderna nasce invece agli inizi del Novecento negli Stati Uniti grazie all’impegno di Anna Jarvis, che volle istituire una giornata dedicata al sacrificio e alla dedizione delle madri. In Italia la ricorrenza si diffuse nel secondo dopoguerra e dal 2001 viene celebrata la seconda domenica di maggio.

 

Ma al di là delle date e delle origini storiche, questa giornata continua a parlare un linguaggio universale: quello dell’amore che genera, protegge e accompagna. Un amore che non pretende perfezione e che spesso si esprime nel sacrificio silenzioso più che nelle parole.

 

Oggi, in molte case, ci saranno fiori, telefonate, fotografie ritrovate nei cassetti, tavole apparecchiate per riunire figli e nipoti. Ma ci saranno anche occhi lucidi davanti a un ricordo, sedie vuote che continuano a raccontare una presenza, carezze cercate nel cielo. Per chi ha perduto la propria madre o la propria nonna, questa giornata non è soltanto festa: è nostalgia, gratitudine, mancanza. È il bisogno profondo di dire ancora una volta “grazie” a chi ha insegnato ad amare.

 

Perché una madre non appartiene soltanto al tempo in cui vive. Appartiene alla sostanza stessa della nostra esistenza. Continua a camminare dentro di noi, nei valori ricevuti, nella capacità di rialzarsi, nella tenerezza che sappiamo donare agli altri.

 

E forse è proprio questo il senso più autentico della Festa della Mamma: ricordarci che l’amore materno è una delle poche forze capaci di sfidare il tempo, il dolore e perfino l’eternità.

 

 

 

 

 

 

Come oggi 48 anni fà l’uccisione di Aldo Moro: l’ultima lettera per non dimenticare la storia

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Jenne 9 Mag 2026 – Oggi ricorre l’anniversario di una pagina buia per la nostra istituzione Repubblicana. Nelle istituzioni dunque a distanza di 48 anni, si deve riflettere. La storia recente porta segni di un dolore ancora vivo, come l’uccisione dello statista Aldo Moro. Ricordare, approfondire, serve per onorarne la memoria, per non dimenticare e per riaffermare sempre di più il ruolo della pace e del dialogo che deve prevalere sempre su tutto.

Il 9 maggio del 1978 non fu soltanto il giorno in cui l’Italia vide il corpo di Aldo Moro abbandonato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani. Fu il giorno in cui la Repubblica scoprì di aver smarrito sé stessa. La geometria simbolica di quella strada — a metà tra le sedi della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista Italiano — era il macabro sigillo politico delle Brigate Rosse: non solo un assassinio, ma una sentenza storica contro l’idea stessa di mediazione, dialogo, compromesso democratico.

Eppure, a quasi mezzo secolo di distanza, non è il clamore della politica a ferire ancora. È la voce privata di Moro. Quella lettera che Aldo Moro scrisse a sua moglie Eleonora Chiavarelli — “Noretta” — resta uno dei documenti più sconvolgenti della storia italiana contemporanea. Non un manifesto politico, non una requisitoria ideologica: il testamento umano di un uomo che comprende di essere stato lasciato solo.

La grandezza tragica di questa lettera sta proprio nella sua nudità. Moro non scrive da statista; scrive da marito, da padre, da uomo che sente avvicinarsi la fine. E tuttavia, anche nella disperazione, non smette di ragionare politicamente. È qui che il testo assume una potenza quasi dostoevskiana: l’intimità familiare e il giudizio storico si fondono senza retorica.

“Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento.”

In questa frase c’è tutta la frattura morale del caso Moro. Non soltanto il dolore dell’abbandono, ma la consapevolezza di essere diventato sacrificabile. Moro comprende che la “linea della fermezza” non è più soltanto una strategia dello Stato contro il terrorismo: è la decisione politica di non salvarlo.

Da qui nasce la definizione più terribile e più vera: “uno statista morto per lo Stato”.
Perché Moro non venne ucciso soltanto dalle Brigate Rosse. Venne consumato da una ragion di Stato che scelse di non piegarsi alla trattativa, trasformando la sua vita in un principio astratto.

La lettera, però, supera perfino questo. Ciò che continua a togliere il respiro è la sproporzione tra la violenza del contesto e la tenerezza delle parole. Mentre il mondo attorno a lui discute di strategie, equilibri internazionali, stabilità della NATO e precedenti politici, Moro parla di capelli, carezze, bambini, case condivise, mani.

“Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.”

È probabilmente una delle frasi più devastanti mai scritte nella storia politica italiana. Perché lì cade ogni distanza tra il potere e la fragilità umana. Il presidente della Democrazia Cristiana, il professore, il tessitore del compromesso storico, torna semplicemente padre. Uomo. Corpo che ama altri corpi. Memoria che teme di sparire.

E in quel “volto per volto” c’è una precisione quasi fisica dell’addio. Moro non consegna idee: consegna presenze. È il linguaggio di chi cerca disperatamente di restare vivo nel ricordo concreto delle persone amate.

Colpisce anche il rapporto con la fede. Moro non bestemmia il destino, non cede all’odio assoluto. Ma la sua religiosità è attraversata dal dubbio e da una stanchezza metafisica che rende tutto ancora più umano.

“Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.”

Qui non parla il leader cattolico. Parla un uomo terrorizzato dall’ignoto, che spera nella luce ma non riesce più a vederla chiaramente. È una frase di una modernità impressionante: non la certezza della fede, ma il desiderio della speranza.

E poi c’è quel passaggio durissimo:

“Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.”

Il riferimento è a Papa Paolo VI, amico personale di Moro. Anche qui non c’è rabbia gridata, ma una delusione sommessa, quasi più dolorosa. Moro misura il silenzio di tutti: degli amici, del partito, delle istituzioni, persino della Chiesa. È il bilancio finale di una solitudine.

Eppure la lettera non implode mai nel rancore. Questo è il suo tratto più sconvolgente. Moro non diventa cinico. Continua ad amare. Continua a preoccuparsi degli altri più che di sé stesso. Persino nell’ultima postilla:

“Luca no al funerale.”

Un padre che, mentre aspetta la morte, pensa ancora a proteggere un figlio dal trauma.

In questo sta la dimensione quasi cristologica della vicenda Moro: non nell’agiografia politica costruita dopo, ma nella sua esposizione inerme al sacrificio. Leonardo Sciascia, nel suo straordinario L’affaire Moro, intuì prima di molti che durante quei 55 giorni lo Stato italiano smise di ascoltare la persona concreta Moro per difendere l’astrazione “Moro”. Il prigioniero reale divenne imbarazzante perché troppo umano, troppo lucido, troppo disperato. Le sue lettere furono liquidate come “non autentiche”, “dettate”, “psicologicamente alterate”. Era il modo più semplice per non ascoltarle.

Ma oggi quelle parole restano. E resistono.
Perché non appartengono più soltanto alla storia italiana: appartengono alla coscienza morale di un Paese.

La Renault 4 di via Caetani fu il luogo fisico della morte di Moro.
Questa lettera, invece, è il luogo dove continua a vivere.

Il testo integrale della lettera:

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione.

Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli.

Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso.

È poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato.

Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi.

Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani.

Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto anto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni.

Sono tanto grato per quello che hanno fatto. Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta. Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo.

P.s. Tutto sia calmo. Luca no al funerale.